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Prostituzione: lettera aperta all'On. Luigi Pedrazzini - di infopino
Società
Riceviamo e pubblichiamo:

Le scrivo pubblicamente per far conoscere all’opinione pubblica la generalizzazione propagandistica di una sua affermazione, che mi coinvolge e che considero inveritiera, diffamatoria e calunniosa, dichiarazione andata in onda nella trasmissione Contesto della RSI di giovedì 4 marzo 2010.
Lei ha testualmente affermato: “Io non posso credere nella buona fede di chi oggi ci dice cercate (e penso ai gestori) che dicono noi vorremmo poter, perché in realtà hanno un certo interesse a lavorare piuttosto con personale clandestino”.
È dal 2005 che proponiamo, attraverso la Casi, (Associazione che Lei ben conosce e che ha affiancato i Suoi diretti collaboratori in un gruppo di lavoro istituito dal Consiglio di Stato), di regolamentare la categoria Contact Club. Il Bar Oceano di Lugano ne è un esempio e risponde ai requisiti per l’esercizio di questa attività, che non ha niente a che vedere (come Lei ben sa) con lo “sfruttamento delle persone, la droga o altro”. Anzi proprio il concetto stesso di Contact Club (che dal 2005 la Casi propugna) esclude quella coltura criminogena che Lei ha evocato nella trasmissione televisiva e che è invece sotto gli occhi di tutti nella vicina Penisola, frutto avvelenato per la società civile di cieche e ipocrite politiche bigotte.
Il suo obiettivo On.Le Pedrazzini è di “far chiudere”. Chiudere chi e dove? Perché se è sì vero che ci sono esercizi pubblici privi degli idonei requisiti per operare come Contact Club, ce ne sono altri –come il Bar Oceano di Lugano- che non solo i requisiti li hanno, ma possono diventare il modello sul quale cominciare a riflettere. Lo si nota dai comunicati stampa della polizia cantonale, che ricordo fare parte del Suo Dipartimento, quando parla di interventi anti-prostituzione. Non si parla di prostituzione illegale. No. Si parla senza veli di intervento anti-prostituzione, cioè contro la prostituzione. Perché dunque questa aperta crociata?

Pubblicato da infopino Giovedì, 11 marzo 2010 @ 08:00:32 GMT (322 letture)
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Infibulazione: una pratica che ancora oggi affligge milioni di donne - di Carlo
Società
Anche se i media non prestano la dovuta attenzione al fenomeno dell'infibulazione, questa pratica sta assumendo proporzioni preoccupanti in Europa, dove è stata importata da immigrati provenienti da diverse regioni dell'Africa e della penisola arabica. Anche la Confederazione elvetica non è immune dal fenomeno dell'infibulazione: l’Unicef, ad esempio, alcuni anni fa stimava la presenza di 6700 donne circoncise in Svizzera. Per comprendere questo fenomeno e imparare soprattutto ad usare le parole giuste per realizzare un dialogo costruttivo tra chi è contrario all'infibulazione e chi, invece, la pratica e la tutela, ne parliamo con una studiosa svizzera, l'antropologa culturale Michela Nussio*, che a questo fenomeno ha dedicato anche di recente la propria attenzione.

Dottoressa Nussio, cosa si intende per “circoncisione femminile” e cosa, invece, per “infibulazione”?
Con “circoncisione femminile” si intendono varie forme di pratiche sui genitali femminili che vanno da semplici lesioni a lesioni gravi, con asportazioni e cucitura. L’infibulazione è la forma più estrema. In inglese si parla di “Female Genital Mutilation” (FGM), preferisco tuttavia non utilizzare il termine “mutilazione” ma “circoncisione”.


Pubblicato da Carlo Lunedì, 12 ottobre 2009 @ 12:53:33 BST (665 letture)
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Immigrati: il diritto ad avere migliori condizioni di vita - di Carlo
Società
Recentemente ho seguito una trasmissione televisiva dedicata alla tragica morte di Sanaa Dafani, una ragazza marocchina uccisa dal padre che non tollerava la relazione sentimentale che la figlia aveva con un giovane di Pordenone.
Dopo aver ascoltato i vari interventi, pensavo che in Italia buona parte della popolazione carceraria è composta, oggi, da detenuti immigrati che sono entrati nei circuiti criminali, e, in genere, devono scontare pene per reati come lo spaccio di sostanze stupefacenti e per lo sfruttamento della prostituzione.
La realtà immigratoria, però, pone anche nuovi problemi e nuove illegalità un tempo sconosciute nella nostra società. Mi riferisco, in particolare, al fenomeno della poligamia e a quello dell'infibulazione.
Nella sola Italia, ogni anno, circa seicento bambine figlie di immigrati sono esposte alla mutilazione dei genitali che le segnerà per tutta la vita. Numerosi, poi, i casi di poligamia che si verificano anche in Italia: quanti immigrati chiedono, ad esempio, di poter assumere una badante del proprio Paese di origine quando, in realtà, si tratta della loro seconda moglie?
Chi si trasferisce in Europa in cerca di migliori condizioni di vita deve rispettare le nostre leggi, e la pratica della poligamia, alla luce del nostro ordinamento giuridico e dei valori fondanti della nostra società, è percepita dagli europei come un'odiosa sottomissione della donna all'uomo. Chi, in cerca di migliori condizioni di vita, viene in Europa per lasciarsi alle spalle situazioni di miseria, malattie, guerre, degrado morale e altro ancora, ha il dovere di “lasciare” nel proprio Paese di origine tutte quelle pratiche e quelle consuetudini che le nostre leggi vietano.

Pubblicato da Carlo Venerdì, 02 ottobre 2009 @ 00:18:36 BST (462 letture)
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Diario di un prete-spazzino - di Carlo
Società
Pochi anni prima della contestazione giovanile, e precisamente nel 1964, un prete trevigiano di 32 anni si ritrovò a girare per le strade della città tedesca di Colonia indossando una divisa e lavorando come spazzino. Aveva già nove anni di «messa» sulle spalle e conosceva bene il mondo dell’emigrazione italiana, soprattutto in Belgio, ma volle comunque fare quell’esperienza che gli rivelò come fosse alienante, duro, monotono e senza alcuna prospettiva per il futuro, il lavoro dei nostri emigranti all’estero.
Quell’esperienza è stata raccolta in un volumetto e l’autore è don Olivo Bolzon ["Diario. Un prete della diocesi di Treviso racconta la propria esperienza lavorativa come spazzino nella città di Colonia nel 1964", Ogm editore 2007, pp. 80, euro 8,00, centrostudipaoli@libero.it, questionidiidentita.blogspot.com/].
Don Olivo Bolzon offre ai suoi lettori, soprattutto a quelli delle nuove generazioni, l’immagine di una Chiesa che sa stare accanto agli ultimi. Un’esigenza, questa, che per l’Autore è fondamentale quando, ad esempio, scrive: «Ho il desiderio ardente che la Chiesa si accorga dei poveri e per questo vorrei stare con essi, anche se la vita qui è dura, terribilmente dura, banale, monotona, triste, inutile. Alle volte ho il dubbio di star facendo qualcosa di assolutamente inutile, stupido e vorrei che qualcuno mi parlasse.

Pubblicato da Carlo Martedì, 24 marzo 2009 @ 15:06:50 GMT (719 letture)
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20 novembre, la giornata dei diritti dell'infanzia... fortunata - di infopino
Società

Come ogni anno, intorno al 20 novembre, giornata mondiale dei diritti del bambino, si celebra lo stesso, inutile, rituale. I media offrono visibilità allo stucchevole teatrino. Immoti ed immutabili nella loro ipocrisia i personaggi, le organizzazioni, la retorica delle tante, vuote, parole di circostanza.
Sempre gli stessi, sempre le stesse, ad "abbronzarsi" sotto i riflettori. Insaziabili gli appetiti: più soldi, più visibilità, più apparato, per uno sterile impegno. E così, mentre le notabili presidenti d'improbabili enti di protezione dell'infanzia s'imbellettano e si gonfiano alla luce d'insipide interviste (indifferenti al fatto stesso di essere ormai divenute solo goffe - ma certamente utili a qualcuno - caricature del disimpegno istituzionale in sfavore dell'infanzia), lontano da loro e dalle loro carriere, scorre - irrimediabilmente infelice, tormentata e abbandonata - la realtà vera: quella quotidiana, fatta ancora e sempre di più, di tanti, troppi, bambini vittime di violenze.
C'era una volta la punta dell'iceberg, ora ci si sono seduti sopra con i loro ingombranti sederoni istituzionali. La punta s'è dissolta e l'iceberg è sprofondato ancora più giù!

Bruno D'Ottavio


Pubblicato da infopino Sabato, 15 novembre 2008 @ 04:43:11 GMT (1434 letture)
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Autismo, fabbriche, capofabbriche e manovalanza a basso costo - di BDO
Società
Non so quanto scalpore e polemica farà e soprattutto se porterà a risultati concreti, ma la "rivolta" dei genitori di persone affette da autismo contro chi vorrebbe ancora una volta passare l'immagine di un "qi da nüm, tüt a post!", mi ha quasi sorpreso.
Un parlamentare ha inoltrato un'interrogazione al governo sollevando la questione delle carenze esistenti a livello di strutture (istituti sociali) e di operatori che si occupano di persone affette da autismo. Il governo, per mano di funzionari del DSS, ha risposto - come quasi sempre - che è tutto sotto controllo, che molto è stato fatto e che si stanno già sviluppando nuovi progetti per migliorare - più di quanto già non sia, ovviamente - la presa a carico di queste persone.
Non gli hanno creduto e hanno rilanciato le critiche. Fanno bene e hanno tutte le ragioni per dissentire.
Questo è quanto scrivevo non più di due anni fa a chi mi chiedeva di entrare in un'elittaria associazione di operatori sociali a livello federale:
"Non vorrei fosse nel mio futuro di andare a parlare o a scrivere dei "massimi sistemi" della politica sociale federale quando, qui in Ticino, gli istituti sociali vanno lentamente a trasformarsi in fabbriche, chi li dirige in capofabbriche, le persone che vi lavorano in "bruta" manovalanza da sfruttare e i nostri utenti in semplici "fruitori di servizi o prestazioni" a buon mercato".
Difficile pensare che si possa andar fieri o essere soddisfatti di un simile contesto. Ma qui ci riusciamo.

Bruno D'Ottavio


Pubblicato da BDO Venerdì, 17 ottobre 2008 @ 03:01:27 BST (514 letture)
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Disagio giovanile, securitarismo e repressione - di infopino
Società
Riceviamo e pubblichiamo:

Posizione del SISA in risposta alle proposte avanzate dal “Gruppo Operativo Giovani -Violenza -Educazione” del Cantone Ticino (giugno 2008)

A seguito del tragico fatto di sangue avvenuto a Locarno durante il Carnevale 2008, e che ha visto protagonisti giovani, fra cui dei minorenni, il Cantone ha istituito uno speciale gruppo di lavoro composto fra gli altri da docenti ufficiali all’esercito, magistrati intransigenti, ecc. Non vogliamo mettere in dubbio la loro competenza, ma ci pare che questo gruppo aveva fin da subito una connotazione non propriamente dialogante con l’universo giovanile.

Estremismo o equilibrio?
Preso atto del rapporto pubblicato dal “Gruppo operativo giovani -violenza-educazione” non possiamo fare altro che dirci scioccati dalle proposte in esso contenute, e questo anche perché nel 2004 proposte simili erano state avanzate da un movimento politico molto schierato a destra chiamato “Sensogiovane.ch”: allora le autorità non si erano dette propense ad adottare quelle misure, oggi invece, quasi si trattasse di un copia -incolla, il “Gruppo operativo giovani -violenza­educazione” pare abbia preso ampiamente spunto da quel documento intollerante e repressivo. Inutile dire che da un gruppo di lavoro pubblico, composto da persone competenti, ci si poteva attendere un lavoro maggiormente equilibrato e una saggezza superiore rispetto a quella di un movimento politico estremista.
C’è da rabbrividire quando si sente parlare di punizioni esemplari o tol leranza zero; parole che riportano alla mente i periodi più bui della storia recente. In uno stato di diritto non esistono “punizione esemplari”, esiste solo la certezza del diritto e dunque sanzioni proporzionate e con una funzione “educativa” (con forti dubbi che il sistema giuridico attuale sia in grado di esserlo!). Si tratta di termini usati da persone che non vogliono riconoscere la realtà e sono distaccati dalle problematiche delle larghe masse giovanili.


Pubblicato da infopino Sabato, 19 luglio 2008 @ 15:08:42 BST (594 letture)
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Euro 08 - diario da un paese nel pallone - di olmo
Società
Euro08.noblogs.org: diario/blog e contenitore collettivo di riflessioni, articoli di giornale, testimonianze, materiali multimediali di quanto sta accadendoe di quanto accadrà rispetto alla repressione, alla limitazione dei diritti e non solo, riguardo ad Euro08. I campionati europei di calcio che si disputeranno quest'estate in Svizzera ed Austria non rappresentano infatti solamente un evento sportivo.
Nuovi stadi securizzati sono stati costruiti sul territorio, corposi finanziamenti pubblici sono stati varati per rifacimenti ed abbelliture di dubbio gusto, nuove leggi sono state approvate ed entreranno in vigore per contrastare lo spauracchio del cosiddetto fenomeno dell' "hooliganismo", una quantità esorbitante di militari e poliziotti, provenienti anche dall'estero, verranno dispiegati per la sicurezza interna. Oltre ai tifosi, pare evidente che anche chi non seguirà questo evento sportivo sarà per forza di cose assorbito dal grande circuito messo in atto per questa manifestazione. Non solo a causa del palinsesto massmediatico che ci bombarderà di non-notizie di ogni genere, ma soprattutto perché sia durante, sia una volta calato il sipario sugli effimeri europei, saremo confrontati con i nuovi strumenti repressivi che saranno invece permanenti e quasi sicuramente estesi ad ambiti della vita sociale che vanno ben oltre la semplice partita allo stadio.
Le voci critiche a tal proposito sono rare, soffocate dalle notizie "folkloristiche" e "di colore" di questo grande business e dai deliri dei tifosi occupati nella caccia ad uno dei pochissimi tagliandi adisposizione per l'accesso alle partite.

Pubblicato da olmo Mercoledì, 12 marzo 2008 @ 00:59:54 GMT (773 letture)
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Ai margini dei fatti di Carnevale 2008 a Locarno, dico la mia - di BDO
Società
Segnalo anche qui qualche pensiero venutomi spontaneo sul grave fatto di sangue accaduto a Locarno ai margini dei festeggiamenti del Carnevale e che ha portato alla morte di un giovane per mano di tre suoi coetanei. Lo faccio riprendendo la risposta data ad un commento di Miz alle prese di posizione sui fatti pubblicate in questo portale.
Miz ha centrato infatti in pieno il bersaglio: l'ipocrisia di molti che in queste ore, chi per opportunismo politico, chi per la solita mai sopita, patologica, xenofobia (non so quale raffinata mente abbia potuto affermare che questa violenza è estranea alla cultura svizzera; credo che un Verner Ferrari, piuttosto che un Friedrich Leibacher, o le centinaia, migliaia, di altri omicidi rigorosamente figli di mamma Elvezia, non sarebbero daccordo con lui o con loro), sparano su questo (il Carnevale) o su quello (lo straniero) e questo in una società ormai intrisa di odio, violenza, sopraffazione, non rispetto del prossimo, discriminazione, non rispetto della legalità. E a guardar bene, a questo riguardo, potremmo cominciare proprio additando le responsabilità della politica e dei politici, magari proprio quelle di chi in questi giorni strepita più di altri.
Signori! "Open your mind" e guardate bene di chi è figlia - o sorella - anche questa violenza e assumetevi le vostre responsabilità invece di scaricarle sempre altrove.

Pubblicato da BDO Mercoledì, 06 febbraio 2008 @ 01:54:20 GMT (528 letture)
(Leggi Tutto... | 3927 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 5)

Urgente un'inchiesta sui fatti del carnevale di Locarno - di infopino
Società
Riceviamo e pubblichiamo:

La redazione de l’aria di domani e il comitato costituente del Movimento Democratico Svizzero desiderano esprimere la più calda solidarietà umana nei confronti dei familiari del giovane Damiano Tamagni, vittima dei tragici fatti che hanno funestato il carnevale di Locarno. In queste ore sono pervenute segnalazioni di altre risse e altri gravi episodi di violenza che – durante queste ultime 24 ore - hanno turbato anche il carnevale di Bellinzona. Ancora ieri sera i media hanno riferito dei fatti di Locarno dicendo che Damiano “era in fin di vita”. Solo stamani i media ci rivelano l’agghiacciante aggiornamento, cioè che il ragazzo era già morto ieri “verso le 5” (vedi estratti in nota) . Nel contempo il responsabile del carnevale bellinzonese Decio Cavallini, nelle interviste televisive del Quotidiano e Teleticino si è preso l’enorme responsabilità di far “continuare lo show” malgrado l’estrema gravità di quanto avvenuto. Così migliaia di giovani si sono avviati verso Bellinzona per festeggiare, ignari, la serata “clou” del carnevale.
Gli interessi materiali – venali, pecuniari - hanno prevalso sulle considerazioni etiche e sulla sicurezza. Pare evidente che qualcuno ha deciso di mantenere nascosta per un giorno intero l’effettiva morte di Damiano all’opinione pubblica, altrimenti anche il carnevale di Bellinzona avrebbe dovuto fermarsi (per sensibilità propria o per decisione di un’autorità cantonale).

Pubblicato da infopino Domenica, 03 febbraio 2008 @ 15:22:15 GMT (1474 letture)
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