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Stuart A. Staples: crooner solitario - di ziggym
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Servizio e foto a cura di Marco Sestito
Poco prima che il brit-pop s'impadronisse della scena musicale britannica,
sullo scoccare dello scorso decennio, a Nottingham, si materializzò un combo
che fu in grado di mescolare la struttura-canzone ad autentiche mini opere
pseudo-cameristiche: Ennio Morricone, negli arrangiamenti, ne fu, senza dubbio,
il padre putativo. I Signori della Motown, nel medesimo tempo, insieme allo
scuro romanticismo di Cave e Cohen, non si nacondevano dietro a nulla, anzi,
erano anch'essi sempre lì, a sgomitare dentro l'anima di ogni composizione.
Il sestetto si faceva chiamare Tindersticks, Suart A. Staples era la sua voce
malinconica, profonda, completamente smussata dei suoi angoli, emanatrice di
un calore sempre più ardente quanto un Jack Daniel's ingoiato tutto d'un fiato.
Da qualche tempo, però, i sei musicisti non danno alla luce più nulla di nuovo.
L'ultima loro opera, Waiting For The Moon (Beggars Banquet), risale,
oramai, al 2003. Poi, poco più tardi, nacque la Lucky Dog, l'etichetta discografica
dello stesso Staples, la quale già lasciava nutrire forti dubbi relativi ad
un imminente scioglimento.
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Pubblicato da ziggym Venerdì, 12 gennaio 2007 @ 11:09:03 GMT (904 letture)
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The Preachers: delirio e Rock'n'Roll da Verbania - di ziggym
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Servizio e foto a cura di Marco Sestito
Il sound adottato proviene da un’area geografica assai più lontana, ma loro,
The Preachers, attraverso un garage rock distorto, straripante e contaminato
da risonanze scure e torbide, scuotono quell’aria troppo pacata e tranquilla
che si respira bighellonando sulle rive del Lago Maggiore, a nord-ovest della
vicina Penisola, nei dintorni di Verbania.
A dar vita al combo, alla fine del 2002, Luca Rossi (basso), Filippo Vitale
(batteria) e Gian Paolo Bassi (chitarra solista). Già all’epoca nascono le prime
tracce sonore, ma qualche mese più tardi, entrano nella sala prove, con lo scopo
di concretizzare ulteriormente il progetto, Giovanni Antonini (chitarra ritmica,
ora dimissionario) e Fabrizio Filosi (voce). “Fabrizio è arrivato nella nostra
band quando era al culmine della sua esperienza teatrale”, ricorda Luca Rossi,
“aveva partecipato ad una serie di rappresentazioni del Rocky Horror Picture
Show, e questo, a prescindere dalle sue qualità vocali, ha incrementato
le sue capacità di entertainer: la presenza scenica, per il dark-garage, è un
elemento determinante.”
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Pubblicato da ziggym Venerdì, 07 luglio 2006 @ 21:19:42 BST (1387 letture)
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E' nata l'Associazione Musica Improvvisata Ticino - di infopino
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Riceviamo e pubblichiamo:
La neonata associazione AMIT (Associazione Musica Improvvisata Ticino) si presenta
al pubblico ticinese con due interessanti iniziative culturali che toccheranno
diverse regioni del Cantone: il progetto “PILGRIM” e “IMPRONOTTE”.
Progetto "Pilgrim"
Il progetto “Pilgrim” è nato dall’idea di rafforzare
il dialogo e la collaborazione tra i musicisti ticinesi attivi nella musica
improvvisata e i musicisti del resto della Svizzera. Il nome “Pilgrim”
deriva dal simbolico pellegrinaggio di diversi artisti provenienti dalla svizzera
interna e romanda verso il Ticino, dove incontreranno artisti ticinesi dell’associazione
AMIT per formare gruppi e formazioni musicali estemporanee.
Nel programma degli 8 concerti che compongono il progetto “Pilgrim”
si potranno ascoltare noti musicisti ticinesi che si esibiranno in performances
di musica improvvisata con importanti ospiti: i primi “special guest”
della manifestazione saranno il contrabbassista Yuri Goloubev, (Bar Etnic, 6
luglio), il contrabbassista Brooks Giger e il chitarrista Vinz Vonlanten (Bar
Etnic 8 luglio). L’entrata agli spettacoli sarà gratuita.
Di seguito il programma completo “Pilgrim”.
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Pubblicato da infopino Martedì, 04 luglio 2006 @ 22:48:18 BST (1581 letture)
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The Sick Rose: la resurrezione definitiva - di ziggym
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Servizio e foto a cura di Marco Sestito
I torinesi Sick Rose, all’inizio degli anni novanta, decisero di optare per
lo scioglimento definitivo. E questa scelta, però, fu un coito interrotto: dopo
una serie di superbe produzioni discografiche che li vide esplorare il fuzz
& Farfisa style e le sonorità ancora più ruvide della Motor City, all’epoca,
purtroppo, le major si aggrappavano a standard musicali più sintetici, più patinati.
Il primo garage revival non conobbe mai una contropartita finanziaria elevata,
anzi. I discografici si (ri)svegliarono solo qualche anno più tardi: formazioni
come Strokes, White Stripes e Hives, oltre ad inchinarsi dinanzi al vecchio
Iguana, MC5, Chocolate Watchband e Music Machine, non possono affatto scordarsi
di ringraziare chi, durante gli anni ottanta, divulgò ancora una volta il garage
sound incassando, però, assegni molto meno cospicui. E in quell’albo, insieme
agli statunitensi Chesterfield Kings e Fuzztones, oppure insieme agli australiani
Stems, di certo non manca la cult-band del garage revival europeo: The Sick
Rose.
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Pubblicato da ziggym Mercoledì, 03 maggio 2006 @ 21:09:21 BST (1327 letture)
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Darren Hayman: la gentile ironia di un intellettuale inglese - di ziggym
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Servizio e foto a cura di Marco Sestito
Londra è sempre stata, e probabilmente continuerà ad essere, una delle metropoli
più prolifiche a livello musicale. Già alla fine dei fifties Alexis Korner contrabbandò
i suoni del Chicago blues sgretolando i confini per permettere a quella malinconia
afro-americana di scavalcare l’Oceano. Gli Stones, subito dopo, continuarono.
Negli anni a seguire, ogni tendenza, ogni contaminazione, ogni (contro)cultura
soggiornava nelle capitale britannica e, grazie quegl’influssi, la creatività
si arricchiva di nuovi stimoli, di nuove pulsioni. Durante quelle uggiose giornate
londinesi, poco dopo la metà degli anni novanta, si materializza il primo dei
molteplici progetti sonori di Darren Hayman, la band Hefner. Mente e anima del
combo, Hayman (voce, chitarra, tastiere), nel maggio 1997 arruola ufficialmente
John Morrison (basso) ed Antony Harding (batteria, voce) nel momento in cui
una delle più importanti etichette discografiche indipendenti inglesi, la Too
Pure, decide di pubblicare quei brani che riportavano versi spesso ironici,
a volte gioiosi e dolci ma che, all’occasione, si tramutavano in novelle meno
felici e amare cantate all’interno di un contesto urban-folk composto da melodie
armoniose però suonate in maniera essenziale, interamente lo-fi.
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Pubblicato da ziggym Sabato, 15 aprile 2006 @ 00:50:18 BST (1910 letture)
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L'Underground musicale luganese negli anni '90 - di ziggym
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Servizio e foto a cura di Marco Sestito
Retrospettiva: la scena underground luganese
nella seconda metà degli anni novanta
A Lugano poco dopo la metà degli anni novanta venivano gettate le solide
fondamenta di quel movimento musicale underground che anno dopo anno è
divenuto sempre più produttivo. Non era così semplice farsi notare,
la nostra, ancora oggi, è una realtà di provincia, ed imboccare
il corretto meccanismo dell’ampia visibilità era un’impresa
estremamente ardua. Però qualcosa stava cambiando, le giovani band nascevano,
gli spazi comunali e privati aumentavano. Qualcuno, per fortuna, iniziava a
credere nell’impegno dei giovani musicisti. Questa è una retrospettiva
assai sintetica che vuole riassumere, in poche righe, quell’importante
momento di mutazione e permettere, anche a distanza di anni, a chi non ha avuto
la fortuna di vivere in quel periodo l’underground luganese, di catapultarsi
con la mente in quegli scantinati delle nostre zone industriali. C’erano
forse due band che si estrapolavano dal mucchio: una percepiva diretta ispirazione
dalla scena new wave britannica di fine anni settanta mentre l’altra si
rivolgeva ad un rock sanguigno e più giovane che arrivava dagli Stati
Uniti, più precisamente da Seattle. Erano, rispettivamente, Breakfast
With Schopenhauer e Seaside…
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Pubblicato da ziggym Sabato, 25 febbraio 2006 @ 23:43:50 GMT (1658 letture)
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Iggy Pop: l'antologia definitiva - di infopino
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Servizio e foto a cura di Marco Sestito
James Newel Osterberg, meglio conosciuto come Iggy Pop, alla fine dei sixties sconvolse inizialmente l’America e subito dopo gli altri continenti attraverso quei suoni crudi e distorti della sua band, gli Stooges. Quelle sonorità delineavano esattamente la loro provenienza, infatti, il gruppo trovava la sua base operativa negli scantinati di Detroit, la Motor City. Oramai, Iggy, è uno dei sopravvissuti. In quel periodo aveva osato troppo. Quando gli Stooges scoppiarono, quasi a metà degli anni settanta, David Bowie gli offrì il suo aiuto per intraprendere la carriera solistica. Oggi è un cinquantottenne, a scadenze quasi regolari pubblica nuovi dischi, alcuni estremamente interessanti come un tempo, altri un po’ meno, ma il fattore più importante è che la sua punk-attitude non si è per niente mutata nel corso degli anni. Senza alcun dubbio, quest’antologia dedicata all’ispiratore primario del punk è la più esaustiva: oltre alla presenza di un paio di brani in versione live inedita (T.V. Eye e Loose), la raccolta è un percorso cronologico che mostra in maniera dettagliata l’evoluzione della sua musica (1969, I Wanna Be Your Dog, Gimme Danger, China Girl, I’m Bored,…).
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Pubblicato da infopino Martedì, 10 gennaio 2006 @ 20:52:13 GMT (1139 letture)
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Bikini The Cat: un felino bizzarro - di ziggym
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Servizio e foto a cura di Marco Sestito
Leila Gharib (voce e chitarra), Giorgio Pighi (basso) e Arrigo Cestari (batteria)
formano i Bikini The Cat a Verona alla fine del 2003.
Sono figli del brit-pop e quindi nipoti del post-punk e della new-wave. “Per
quanto riguarda l’energia e la presentazione della nostra musica, all’origine
delle nostre influenze ci sono i Beatles. Poi, gli ascolti che ci hanno influenzato
maggiormente sono quelli della new-wave, dalla parte più sperimentale dei Devo
fino ai suoni più pop dei Blondie”, spiega Leila. “Ci ha colpito molto anche
la scena musicale americana più recente: Nirvana, Smashing Pumpkins… Ma anche
l’avvento del brit-pop ha influito in maniera determinante sulle nostre composizioni…”
Nel 2004, la prima demo: The Movie, You Don’t Need Bourgeoisie, Emily Brontë,
Bye Bye Baby. Cold Water, Hot Water, Very Hot Water è il loro primo
e autoprodotto album pubblicato nel 2005 dall’etichetta La Matricula con distribuzione
Venus.
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Pubblicato da ziggym Sabato, 08 ottobre 2005 @ 22:45:23 BST (1672 letture)
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The Mojomatics: il nuovo incantesimo del garage - di ziggym
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Servizio e foto a cura di Marco Sestito
Nella periferia di Brescia, un suono che sembra provenire da quei solchi di
vinili consumati si riverbera nell’aria ventosa di quella notte di mezza
estate. E non è il primo disco degli Stones.
C’è un pubblico, c’è un palco e ci sono due ragazzi
poco più che ventenni che indossano entrambi un completo grigio in lamé
e occhiali neri. Uno di loro canta e suona la chitarra e l’armonica (MojoMatt),
l’altro è alla batteria (DaveMatic). Non manca nessun altro e nient’altro.
Sono i Mojomatics e questa è la loro formazione. “Abbiamo provato
ad inserire un bassista nella nostra line-up, ma una two-men-band suonava meglio.”
Una performace infuocata, genuina, suonata fino all’ultimo respiro (sì,
come il film, perché anche quella pellicola mostrava una certa rock’n’roll
attitude).
I Mojomatics amalgamano il rock’n’roll, il blues, il garage, il
country ed il folk. Suonano insieme da circa due anni: “DaveMatic suonava
insieme agli John Woo e registravano nel mio studio analogico. Un pomeriggio
è nata una jam,” racconta MojoMatt, “tutto era fantastico,
i suoni, il feeling, le influenze musicali comuni.” Fondono il blues acustico
di New Orleans a quello elettrico di Chicago, non fanno mancare le risonanze
del primo Dylan e soprattutto il rock’n’roll primordiale dei sixties
trascina ogni loro composizione.
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Pubblicato da ziggym Sabato, 24 settembre 2005 @ 04:38:26 BST (1499 letture)
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Roots Of Death: psicoanalisi del comportamento umano - di ziggym
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Servizio e foto a cura di Marco Sestito
Anche se il verbo “etichettare” infastidisce gli artisti, ma forse
un po’ meno l’industria discografica, loro si definiscono trash-metal-core.
Roots Of Death sono sulla scena luganese già da qualche anno, ma solo
in questi ultimi tempi hanno dato vita alla loro formazione definitiva: Kevin
Calì, voce; Paolo Di Stefano e Boris Lurati, chitarre; Domenico Tanese,
basso e Paolo Tarussio, batteria. Sono appena terminate le registrazioni delle
quattro tracce che entro la fine di ottobre saranno raccolte e pubblicate nel
loro primo mini-album per ora ancora senza titolo. La produzione è curata
da Nello Sofia, oramai figura importante dell’underground luganese, che
grazie all’esperienza accumulata in studio di registrazione ha permesso
ai quattro brani scritti da Paolo Di Stefano, Boris Lurati (musica) e Kevin
Calì (testi) di crescere e maturare.
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Pubblicato da ziggym Venerdì, 26 agosto 2005 @ 23:56:56 BST (1993 letture)
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