Ogni anno vicino a Vevey si svolge una riunione segreta tra l'élite economica
e politica svizzera. Nessuno ne parla mai. Vediamo di che si tratta.
Da: loradelleresia.blogspot.com/
Tutto quello
a cui è legato l’immaginario pubblico della politica
- le campagne elettorali, i convegni, le sedute parlamentari, i dibattiti in
tivù - sembra indirizzato a legittimare i partiti politici e i loro
alfieri come unici rappresentanti di quel potere che, grazie a delle elezioni
dette democratiche, si autodefinisce legittimo. Un potere alla luce del sole,
di cui sappiamo tutto – vita, morte e miracoli; amanti comprese – ma
del quale è lecito chiedersi se davvero comanda e prende autonomamente
le decisioni che contano. Non è forse al buio, tra attori non eletti
democraticamente – lobby, finanzieri, massoni - che vengono prese le
decisioni strategiche per le nostre società?
I cittadini sembrano coscienti della loro mancanza di controllo sull’autorità pubblica.
La disaffezione alle urne ne è l’esempio più lampante.
Luciano Canfora in un libro in cui indaga sui travestimenti del potere scrive: “la
crescente convinzione, tra i cittadini, dell’irrilevanza dell’esito
elettorale potrebbe […] discendere dalla convinzione che il personale
eletto, quale che sia, non introdurrebbe cambiamenti; potrebbe cioè avere
come presupposto – più o meno consapevole – che il potere
sia altrove, al riparo dalle increspature quotidiane e rumorose della “politica”[1].
La politica appunto fa rumore, le decisioni importanti, spesse volte, vengono
prese nell’ombra in qualche palazzo ottocentesco, nei salotti buoni degli
incontri informali. La politica è il teatro, ma è dietro le quinte
che si decide ciò che deve andare (o meno) in scena. Potere visibile
e potere invisibile.
Il World Economic Forum è un esempio perfetto di questa regia che,
al di fuori di qualsiasi controllo democratico, stabilisce un’agenda
operativa. L’elite economica e politica internazionale si ritrova ai
piedi dell’idilliaca montagna incantata del comune grigionese, per discutere
in maniera informale delle linee guida della nostra società. Spesso
ci viene detto da parte dei media che Davos è un incontro innocuo, “un’uscita
in montagna tra amici dirigenti”[2]. In realtà a Davos si agisce,
tra cognac e grissini si lanciano progetti concreti, dei quali molte volte
non siamo informati[3]. L’orientamento strategico - di politica, economia,
finanza, lavoro, agricoltura, ecc. - è architettato proprio in queste
riunioni informali. Le élites economiche e politiche possono discutere
tranquillamente, lanciare progetti, fare degli splendidi discorsi che mai verranno
mantenuti. Ciò che rimane di concreto sono le linee guida di fondo e
gli scambi di favore.
L’incontro di Davos offre spunti d’interesse anche da un punto
di vista sociologico. Davos delimita il gruppo, l’élite. Questa élite
ha bisogno di incontrarsi per decidere, per instaurare relazioni di amicizia,
per coltivare il voyeurismo mediatico che l’incorona in quanto élite.
Questo incontro privilegiato tra la sfera economica e quella politica, nasconde
una forte valenza simbolica. Un incontro che evidenzia l’importanza,
per il mondo politico, di rafforzare le sue relazioni con il mondo economico
in modo tale da coordinarne lo sviluppo. A spiegarlo è Ellen Hertz,
antropologa e decana della facoltà di lettere e scienze umane dell’Università di
Neuchatel : “Davos symbolise l’importance qu’a l’économie
pour le politique”[4]
Se Davos rappresenta il dietro le quinte del potere mondiale vi è una
Davos più piccola, solo svizzera. Si trova sulle rive del Lemano, à la
Tour-de-Peilz, vicino a Vevey. Un luogo all’apparenza insignificante,
se non fosse che la Nestlé vi possiede un palazzo (a Rive Rein) dove
ha sede il suo centro di formazione. In questo palazzo si tiene, da 35 anni
a questa parte, un’importante riunione tra i più alti dirigenti
dell’economia e della politica svizzera. Un incontro informale e segreto:
l’identità dei dirigenti d’impresa, dei capi di partito
e dei consiglieri federali invitati, così come le tematiche delle loro
discussioni non sono conosciute al pubblico. Se Davos è altamente mediatizzata,
questo incontro tra l’élite politica ed economica svizzera non è accennato
da quasi nessun media. Quest’anno due ONG, Greenpeace e la Dichiarazione
di Berna, hanno proiettato sul muro del palazzo la scritta: “Public Eye
is watching you!»[5], inscenando così la prima manifestazione
di protesta.
Grazie a quest’azione il Tages Anzeiger ne ha parlato, sottolineando
come in 35 anni di incontri a River Rein, per la prima volta era presente la
stampa.
L’incontro è organizzato dalla fondazione Avenir Suisse e dalla
NZZ. Quest’ultima però non ne ha mai informato i suoi lettori
(strano da parte di un giornale!). Avenir Suisse è una fondazione nata
nel 1999 sotto l’impulso delle 14 più importanti multinazionali
svizzere[6]. Un’ampia rete di altri donatori [7] si affianca a queste
importanti aziende. Un think thank di modello anglosassone che si preoccupa
dello sviluppo economico, sociale e politico della Svizzera. Avenir Suisse
si propone come difensore dell’economia di mercato, sostenendo una visione
neoliberale del mondo e della società: “pour le think-tank, les
forces du marché doivent en règle générale bénéficier
de la plus grande marge de manœuvre possible. Dans cette optique, l'Etat
n'intervient pas en première instance dans la résolution des
problèmes existants [8]». Uno Stato, quindi, che non deve intervenire
(non é vero UBS?) nell’arena economica, ma che però viene
gentilmente invitato al ricevimento, oltretutto dal suo ex rappresentante Kaspar
Villiger, organizzatore dell’evento. Lo stato è ospite all’annuale
lezione di economia. I registi che dettano il copione agli attori politici.
Questi più che attori sembrano però marionette.
Come ci dice il Tages Anzeiger, non si sa niente, se non che questo incontro
ha luogo, che vi sono i quaranta boss delle più potenti società svizzere
più i politici più importanti: solo capi di partito o frazione,
il presidente del parlamento, della banca nazionale, della Finma,ecc [9]. Oltre
a loro sono presenti due preti, Padre Thomas Wipf e l’abate Martin Werlen.
Se siano venuti a santificare le feste o a propagare l’etica protestante
del capitalismo non è dato a sapere.
Si parla di questioni strategiche importanti, si discutono le linee guida di
politica commerciale, crisi finanziaria, Europa, agricoltura, lavoro, ricerca,
socialità, ecc. Ci si accorda sul come la Svizzera può apportare
il suo contributo alle sue imprese più grandi, su come le tasse sui
premi e i bonus dovranno essere evitate, sugli sgravi fiscali per i super ricchi,
sui tagli al sociale, ecc. [10].
Di fronte agli straordinari paesaggi dipinti da Ferdinand Hodler l’élite
industrialfinanziaria e politica si ritrova, staccata dal mondo e ignorata
dai media. I padroni della nostra economia spiegano (si tratta pur sempre di
un centro di formazione) ai nostri “rappresentanti” politici il
ruolo che la Svizzera deve avere nel contesto della globalizzazione. Questo
incontro serve quindi a chiarire ai politici le aspettative delle élite
economiche. Così ecco che i vari Brabek, Vasella, Humer, Kielholz, Gut
e compagni spiegano i loro desideri ai vari Mertz, Leuthard, Pelli, Derbelley,
Baader, Fehr ecc.. E chi ancora non lo so[11]. Come abbiamo visto è importante
incontrarsi, stabilire delle relazioni, dettare un’agenda operativa che
sfugge al controllo democratico e per questo è più efficace.
Per ciò tutto avviene nell’ombra, segretamente [12].
Coloro che detengono il potere, quello vero, quello economico/finanziario,
non sono sottomessi al teatrino della politica, alle elezioni, alle campagne
elettorali. Essi agiscono nell’ombra per pilotare al meglio le loro marionette,
i politici. Marionette che in futuro, fatta bene la gavetta, potranno aspirare
anch’essi a dei posti più importanti. A proposito gli esempi sono
molteplici. Kaspar Villiger siede nel consiglio d’amministrazione della
NZZ e di Nestlé , organizzatori dell’evento, nonché di
SwissRe. Nel 2009 Villiger è diventato presidente di UBS[13]. Flavio
Cotti è (o è stato) presidente dell' International Advisory Board
di Crédit Suisse[14] e membro del Consiglio d’amministrazione
di Georg Fischer AG[15] nonché consigliere di Cablecom[16]. Ruth Metzler
era fino a qualche tempo fa dirigente di Novartis[17]. Ora è corteggiata
da Swisscom e membra del consiglio d’amministrazione di SIX GROUP, una
struttura sorta dalla convergenza di tre attori borsistici: SWX (Swiss Exchange),
Swiss Financial Services Group (SIS) et Telekurs Holding[18]. Joseph Deiss é membro
di EMMI[19] e nel consiglio d’amministrazione di RG Innovation un’impresa
di high-tech [20]. Dall’élite politica a quella economica i passo è breve.
Prima attori, ora registi: ricompensa per avere ben servito (il paese)?
Ecco quindi che, in tutta discrezione, l’élite dirigente svizzera
si ritrova per discutere di questioni strategiche importanti che riguardano
tutti noi (cittadini elettori e non). Ufficialmente nessuno sa di cosa si parla.
E già bello se qualcuno sa che questi incontri avvengano. In una società mediatizzata
come la nostra è mai possibile che non giungano perlomeno un paio di
telecamere e qualche giornalista all’entrata del palazzo di Rive Reine
a porre qualche domanda?
Invece di questo incontro non ne ho mai sentito parlare. Su Internet si trovano
non più di cinque fonti di informazione [21]. L’incontro ha luogo
da 35 anni e il Tages Anzeiger ci dice come un solo articolo dettagliato è stato
scritto sul tema”[22]. E mai possibile? Nessuno si interessa, si informa,
chiede. Nessuno fa domande scomode, controlla, insiste. I media, marionette
anche loro?
L’élite politica ha bisogno della legittimazione dell’élite
economia, la quale a sua volta necessita dei politici per avere il giusto spazio
d’azione. “Oggi dovunque i privati sono più forti del potere
politico”, diceva un liberale come Benjamin Constant[23]. Abbiamo visto
come il potere, quello vero, non dipende dalle elezioni alle quali gentilmente
siamo invitati a partecipare, non viene stabilito nelle campagne elettorali
o nei programmi di legislatura. Un sistema politico alla luce del sole, mediatizzato
dai nostri corrispondenti parlamentari, sembra giustificare il teatrino delle
ombre. Dove é la trasparenza necessaria? Se non si sa niente di una
riunione importante come questa figuriamoci cosa sappiamo degli incontri più piccoli,
degli aperitivi di coppia, degli arachiri di palazzo. Questioni importanti
come quelle che verosimilmente sono state discusse a Rive Reine meriterebbero
un dibattito pubblico, oltre che parlamentare. Come affermano DB e Greenpeace
l’incontro di Rive Reine é una negazione, non solo dei cittadini,
ma anche del parlamento [24]. E io aggiungo: anche dei media.
Concludo ritornando ad una citazione di Luciano Canfora: “qualcosa non
ha funzionato. Il suffragio universale, alla fine conquistato […] ha
più delle volte deluso chi lo aveva propugnato, ha mancato i previsti
effetti. Le urne sono divenute lo strumento di legittimazione di equilibri,
di ceti, di personale politico quasi immutabile, non importa quanto diviso
al proprio interno. E se questo potere fosse altrove?” [25]. In Svizzera,
seppur per una notte, abbiamo visto dove. Cosa andiamo a votare a fare!
Fantasy
Note:
[1] Luciano Canfora: „La natura del potere“, Anticorpi Laterza,
2009
[2] Valde
[3] Vedi per esempio l’iniziativa sull’agricoltura: “A new
vison for Agriculutre”.
[4] info.rsr.ch/fr
[5] publiceye.ch/fr/vote/
[6] ABB, Credit Suisse Group, Groupement des Banquiers Privés Genevois,
Jacobs Holding, Kuoni Holding, McKinsey Switzerland, Nestlé, Novartis,
Roche, Sulzer, Swiss Re,UBS Zurich Financial Services
[7] avenir-suisse.ch/ Tra
l’altro, così per curiosità: la cara Marina Masoni è membra
del consiglio del fondatori.
[8] avenir-suisse.ch/
[9] http://www.tagesanzeiger.ch/
[10] Per esempio, ci dice il Tages Anzeiger : In Rive-Reine wurde – laut
Parma – das grösste Steuererleichterungspaket der Geschichte unter
dem heutigen Economiesuisse-Chef Gerold Bührer aufgegleist: ein Milliardengeschenk
für Vermögende, Hausbesitzer und Grosskonzerne. (Allerdings: Zu enthusiastisch
geplant fiel es 2004 an der Urne durch.)
[11] Questi nomi sono frutto delle fonti sopracitate, non sono né confermate
ne smentite dai diretti interessati. Ma non basta! Chissà se c’era
Marcel Ospel quest’anno? E il nuovo direttore della Posta? E quando Blocher
era Consigliere Nazionale, cosa rappresentava? Il suo essere uomo politico
o il suo essere imprenditore miliardario? Pare che Blocher, quest’anno
non è stato invitato. Al suo posto la figlia Magdalena Martullo. Dubbi,
dubbi e dubbi, voglio una lista esatta di chi c’era!
[12] Questo concetto é bien spiegato nel sito di Avenir Suisse : « la
Fondation ne veut pas pour autant jouer un rôle actif dans les procédures
de consultations politiques ou des campagnes de vote, contrairement à des
associations telle que «economiesuisse». Elle consacre bien plutôt
ses énergies à la sensibilisation des différents milieux
aux problèmes qu’elle juge opportuns d’aborder et à leur
inclusion rapide dans l'ordre du jour des processus décisionnels ».
http://www.avenir-suisse.ch/
Non un ruolo attivo, alla luce del sole, ma nell’ombra, quatti quatti
ma più forti, lontani dai rumori della politica ufficiale. Interessante
notare anche come nel rapporti annuali della fondazioni, una cantilena che
esalta le attivitàproposte dalla medesima non si accenni a questo che
dovrebbe essere l’incontro più importante.
http://www.avenir-suisse.ch/
[13] wikipedia.org/wiki/Kaspar_Villiger
[14] credit-suisse.com/
[15] georgfischer.com/
[16] pressetext.ch/
[17] novartis.ch/
[18] six-group.com/
[19] group.emmi.ch/
[20] rg-group.ch/
[21] i siti di Greenpeace e la Dichiarazione di Berna; un articolo per il
giornale del movimento per il socialismo: (labreche.ch/);
l’articolo della Tages Anzeiger; artico 20minutes: 20min.ch/
[22] Scritto da Viktor Parma, corrispondente parlamentare. Viktor Parma, Machtgier,
Nagel & Kimche, 2007, p.167
[23] Luciano Canfora: „La natura del potere“, Anticorpi Laterza,
2009
[24] greenpeace.ch/
[25]
Luciano Canfora: „La natura del potere“, Anticorpi Laterza,
2009