Prostituzione: lettera aperta all'On. Luigi Pedrazzini
Pubblicato il Giovedì, 11 marzo 2010 @ 08:00:32 GMT |
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Riceviamo e pubblichiamo:
Le scrivo pubblicamente per far conoscere all’opinione pubblica la generalizzazione
propagandistica di una sua affermazione, che mi coinvolge e che considero inveritiera,
diffamatoria e calunniosa, dichiarazione andata in onda nella trasmissione
Contesto della RSI di giovedì 4
marzo 2010.
Lei ha testualmente affermato: “Io non posso credere nella
buona fede di chi oggi ci dice cercate (e penso ai gestori) che dicono noi vorremmo
poter, perché in realtà hanno un certo interesse a lavorare piuttosto
con personale clandestino”.
È dal 2005 che proponiamo, attraverso
la Casi, (Associazione che Lei ben conosce e che ha affiancato i Suoi diretti
collaboratori in un gruppo di lavoro istituito dal Consiglio di Stato), di regolamentare
la categoria Contact Club. Il Bar Oceano di Lugano ne è un esempio e risponde
ai requisiti per l’esercizio di questa attività, che non ha niente
a che vedere (come Lei ben sa) con lo “sfruttamento delle persone, la
droga o altro”. Anzi proprio il concetto stesso di Contact Club (che dal
2005 la Casi propugna) esclude quella coltura criminogena che Lei ha evocato
nella trasmissione televisiva e che è invece sotto gli occhi di tutti
nella vicina Penisola, frutto avvelenato per la società civile di
cieche e ipocrite politiche bigotte.
Il suo obiettivo On.Le Pedrazzini è di “far
chiudere”. Chiudere chi e dove? Perché se è sì vero
che ci sono esercizi pubblici privi degli idonei requisiti per operare come Contact
Club, ce ne sono altri –come il Bar Oceano di Lugano- che non solo i requisiti
li hanno, ma possono diventare il modello sul quale cominciare a riflettere.
Lo si nota dai comunicati stampa della polizia cantonale, che ricordo fare parte
del Suo Dipartimento, quando parla di interventi anti-prostituzione. Non si parla
di prostituzione illegale. No. Si parla senza veli di intervento anti-prostituzione,
cioè contro la prostituzione. Perché dunque questa aperta crociata?
E
se si chiude, On. Le Pedrazzini, dove vanno le iscritte all’Albo ad esercitare
il diritto costituzionale all’attività indipendente, regolamentata
dalla legge cantonale sulla prostituzione? Le oltre 700 iscritte all’Albo
dove possono esercitare l’attività se non si mettono a disposizione
servizi idonei? Forse in “strada, piazze pubbliche ecc” come indica
il sito web della Teseu? Se sono irregolari arriva la Teseu. Se sono regolari
arriva la Teseu lo stesso, mandata dai municipi, perché nei Piani Regolatori
non hanno pianificato la zona a luci rosse.
“Le autorità si stanno
impegnando” afferma Lei. Come professionista del settore Contact Club nella
Svizzera Italiana e cittadino metto a disposizione il mio impegno per definire
una soluzione pragmatica, improntata alla riduzione del danno sociale. Una soluzione
che consenta all’Autorità di monitorare e fare intellingence sul
settore e non statistiche d’interventi fini a sé stessi.
Il mio
impegno da cinque anni a questa parte (ufficialmente espresso attraverso la
Casi di cui, Eccellenza Lei sa, sono socio fondatore) è inteso a regolamentare
nella Svizzera Italiana questo settore d’attività. Mi trova consenziente
con il suo obiettivo di “non voler debellare la prostituzione, che è un
attività riconosciuta dalla legge”. Ma mi dia retta, non continui
a perseverare nella limitativa politica di voler “arginare” la
situazione. Apriamo un tavolo di confronto, con esperti del settore e Autorità coinvolte,
per concordare le aree idonee alla revisione dei parametri pianificatori. Ma
che quel tavolo sia franco.
Da parte mia Le assicuro che continuerò l’impegno
per far sì che Lei possa affermare sempre più che la situazione
nella Svizzera Italiana è “oggettivamente migliore rispetto a
quella di altri cantoni, che di fatto hanno una evoluzione più grave
del fenomeno”.
Un’ultima domanda: le “signore” che vengono
allontanate dagli esercizi pubblici si nascondono forse poi negli appartamenti.
La loro situazione non è peggiore visto che non sono più notificate
e che la polizia non è più in grado di verificare la durata del
loro soggiorno e neppure si sa dove sono? So almeno di due signore che sono
partite dai locali di associati Casi e si trovano da mesi e mesi in un appartamento
senza notifica, senza regolarizzazione, senza nulla. Mandandole via da luoghi
in cui sono almeno “notificate” non è quindi
peggio?
Non alziamo “le braccia” On.Le Pedrazzini. Cordiali saluti,
Ulisse
Albertalli,
Bar Oceano Lugano
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