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MP3 legali ed economici, dalla Russia con amore
Pubblicato il Domenica, 21 agosto 2005 @ 17:38:39 BST

Musica
C’erano una volta le grandi major discografiche e c’erano gli artisti. Ci sono ancora oggi, ma le cose, anche per loro, stanno velocemente cambiando. Internet, lo sviluppo tecnologico, l’avvento di nuovi formati e algoritmi di compressione dei file musicali, il file sharing o condivisione di file tra utenti, sono diventati da alcuni anni lo scenario in cui si sta combattendo una sporca guerra con i grandi interessi delle case discografiche da una parte e quelli dei consumatori dall’altra, in mezzo, in una posizione a volte piuttosto scomoda, gli artisti.
A me, da bravo consumatore di musica (anche se preferirei definirmi “un’amante della buona musica” e basta), stanno però a cuore i problemi di chi la musica l’ascolta e che per farlo legalmente deve sborsare da sempre tanti, troppi, soldi.
Con l’avvento di Internet e di tutto quello che ne è seguito sembrava che la sproporzione esistente nel rapporto tra produttori e consumatori potesse finalmente cambiare. In un primo tempo ciò è accaduto a favore di questi ultimi con il fenomeno di Napster, ma in seguito, dopo la sua sconfitta, ci si aspettava ciò potesse avvenire almeno nel senso di un più corretto e giusto equilibrio tra i due soggetti.
Le premesse erano buone. La pirateria, la condivisione P2P (peer-to-peer), Napster, avevano comunque indicato alle case discografiche che un’importante massa di consumatori, giovani soprattutto, non erano più disposti a pagare a peso d’oro il piacere di ascoltare della musica e questo a costo di agire nell’illegalità scaricando gratuitamente i file musicali preferiti direttamente dal computer di altri utenti.

All’indomani della sconfitta di Napster, preoccupate per il diffondersi di nuove e più potenti reti di condivisioni di file, tre delle principali major musicali al mondo, Universal Music, Warner Music e Sony-Bmg, decisero di scendere in campo con un loro servizio di file sharing: Peer Impact.
Napster stessa risuscitò a nuova vita per vendere ancora musica, questa volta però legalmente. E dopo di lei arrivò pure la Apple con il suo mega Music Store ITunes.
Ora, tutte queste iniziative hanno avuto e hanno in sé qualcosa di buono, ma purtroppo anche qualcosa di meno buono:
Cominciamo dalla cosa buona.
Finalmente pare siano entrate nelle teste quadre dell’industria discografica un paio di nozioni piuttosto importanti e cioè:
1. che a me non interessano per forza tutti i brani di un CD musicale e quindi non voglio doverli comperare tutti ma vorrei scegliere quelli che più mi aggradano
2. che voglio acquistare i brani musicali che mi piacciono ad un prezzo di molto inferiore a quello normalmente applicato
Tutto ciò con Internet, lo sappiamo, è divenuto possibile e a queste esigenze hanno tentato di dare una risposta, legale, diversi distributori di musica, ma lo hanno fatto – e qui arriva la cosa meno buona – pensando ancora una volta principalmente ai loro interessi, sopra tutti quello di fare soldi.
Napster vende oggi la sua musica a 0.99 centesimi di dollaro, circa 1 franco e 20 centesimi svizzeri, per ogni brano musicale scaricato. Peer Impact applica lo stesso costo con la differenza però che, trattandosi di un sistema di condivisione dei file P2P, c’è la possibilità di ricuperare parte della spesa quando e se qualcun d’altro scarica dal vostro computer un brano (il 10% del costo e cioè 0.099 centesimi di dolaro). Napster e Peer Impact non distribuiscono però musica al di fuori degli States e quindi siamo tagliati fuori.

ITunes di Apple vende invece musica in tutto il mondo ma – c’è sempre un ma – se il costo applicato negli USA è di 0.99 centesimi di dollaro al pezzo in Europa esso lievita senza apparente motivo a 1 euro e in Svizzera a 1 franco e cinquanta centesimi.
Certo, è comunque un bel risparmio rispetto ai 25/30 franchi di un CD acquistato in negozio (un album intero scaricato da Internet costa circa la metà) ma sono fermamente convinto che si possa e si debba fare di più se si vuole veramente riconquistare alla legalità i molti che oggi preferiscono attingere gratuitamente musica (non non senza ragione e comunque non senza rischi) dai sistemi di file sharing.
Quindi io, mi dispiace, non sono d’accordo con quanto offerto dai sistemi legali che ho elencato (non sono tutti, ve ne sono vari altri e alcuni addirittura al limite della truffa).
C osa faccio allora? Torno nell’illegalità e installo quelle vere e proprie “trappole” informatiche, software dai nomi esotici e accattivanti come Kazaa, Azureus, Gnutella, eDonkey, per poi passare ore e ore a cercare in montagne di “spazzatura” quello che m’interessa? E poi, l’onestà, la rassicurante legalità, il dovuto per chi comunque ha lavorato per comporre della musica? Cosa faccio, me ne frego e tiro per la mia strada, come fanno del resto le grandi major e gli artisti più affermati? Direi che, per quel minimo di fedeltà alla coerenza che è bene conservare, è meglio di no.
Faccio piuttosto, e consiglio di fare, un’operazione molto semplice: apro il mio browser preferito e digito il seguente URL www.mp3search.ru oppure http://www.gomusic.ru.

mp3search.ru
MP3 di qualità, legali e a basso costo


E cosa trovo?
Trovo nient'altro che un’ impressionante banca dati di file MP3, un sito web facilmente navigabile ed usabile, la possibilità di ascoltarmi un anteprima di almeno 30 secondi di ogni brano musicale e… ultima ma più importante delle cose che ho scritto finora: il costo per ogni brano scaricato è di 0,10 centesimi di dollaro!!! E non importa dove io abiti, in Svizzera, in Europa, negli Stati Uniti o in Africa, il costo è sempre lo stesso. Per chi abita in Svizzera si tratta di 13 centesimi di franco!
Ho letto nei vostri pensieri di bravi ed onesti Svizzeri e ho visto subito emergere pronta la fatidica, inevitabile, domanda: ma è legale?
Ebbene, sembrerebbe proprio di sì e qui è spiegato in poche parole il perché: "MP3 dalla Russia"
Buon divertimento!

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