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Abusi sessuali in Ticino: la verità nascosta
Pubblicato il Venerdì, 12 settembre 2003 @ 04:00:00 BST

Giustizia
Il testo che segue è un documento che osiamo definire eccezionale e che racconta del vissuto di alcune mamme di bambini e bambine che hanno subito violenze sessuali in famiglia, normalmente ad opera del padre. Il documento è eccezionale perché per la prima volta - superando la vergogna e la paura di esporsi nell'elaborare una critica e delle proposte concrete all'indirizzo dei responsabili istituzionali - più voci si levano insieme a dire e a scrivere nero su bianco che i presunti "passi da giganti" fatti nella protezione dei minori e nell'intervento di aiuto alle vittime di abusi sessuali in Ticino sono forse soltanto il prodotto di una propaganda dipartimentale volta a nascondere le molte cose che non funzionano.
Voci autorevoli, voci di persone che hanno sofferto sulla loro pelle l'isolamento, l'abbandono, le pressioni subite, perché "colpevoli" di chiedere una giustizia celere, efficiente ed equa, di chiedere coerenza tra il piano dei principi, dei diritti e delle garanzie affermati a parole e la realtà.


Questo testo è stato redatto e sottoscritto da un gruppo di 7 donne, madri di complessivamente 17 minori che hanno subito violenze e abusi sessuali in Canton Ticino. Per loro espressa volontà hanno voluto mantenere l'anonimato affidando lo scritto ai loro rappresentanti legali, Avv. Carla Zucchetti e Avv. Francesca Perucchi Rossello, e al deputato in Gran Consiglio Bill Arigoni.


SUGLI ABUSI SESSUALI: LE MAMME RACCONTANO E CHIEDONO

Quando decidi di avere un figlio, già prima che nasca spesso lo vedi, te lo immagini, e, pensando a lei o a lui, nella tua mente sfilano immagini di vita quotidiana che la/lo vedono protagonista curioso e felice.
Come mamma, adulta, sai molto bene che la sua vita non scorrerà sempre serena e senti fortemente il desiderio di offrirgli il meglio, di avvolgerlo premurosamente e amorevolmente con le tue cure e attenzioni, di fargli conoscere e vivere la natura e i valori universali della convivenza umana, come se ciò costituisse il bagaglio essenziale, il tesoro personale, da mettere nella valigia della sua vita.
Come genitore, spesso t’interroghi e discuti con il tuo partner e altri genitori per scegliere la migliore linea educativa, perché vuoi che tuo figlio cresca sano sia nel corpo che nel pensiero, pieno di gioia e curiosità verso la vita.
E pensi non solo di essere la mamma: fai la mamma. Come tale ti costruisci giorno per giorno, pronta a modificarti, a ripensarti, perché anche tuo figlio ti aiuta a crescere.
Come mamma, come genitore, hai un progetto molto forte e chiaro: mio figlio dovrà sentirsi amato e compreso, ricco di fiducia nelle sue capacità perché questo gli darà la possibilità di amare e di essere amato, di dare fiducia e di riceverne, di crescere responsabilmente.
Poi un giorno vieni a sapere che qualcuno, addirittura il padre, un protagonista di questo progetto, da tempo sta distruggendo, nell’ombra e nell’inganno, i figli che hai fatto con lui, la vita che hai pensato e voluto per loro.
E distrugge anche te, mamma. Ti accorgi di colpo di aver vissuto in un’illusione, di non aver veramente vissuto, ma soprattutto stai male pensando che i tuoi figli non ti hanno parlato, che non hai potuto proteggerli, impedirgli di annaspare nella confusione, nella disillusione e nella disperazione, che il tuo progetto era solo un castello di carta, che tutto era fittizio, di facciata, inconsistente. Un incubo.
Ma non hai tempo per te: devi fare qualcosa, devi agire.

Dapprima era solo una voce fioca e sottile, quasi un sussurro che faceva eco a se stesso. Complice forse la vergogna e il senso d’impotenza per non avere potuto proteggere i tuoi figli da un’esperienza così devastante,oppure anche solo la paura di rimanere una voce tra le tante, sola e inascoltata e presto dimenticata.
Poi d’un tratto scopri che la tua voce s’impone sempre più chiara, più forte e sicura. Ti accorgi di non essere la sola in cerca di risposte nuove, di un modo per reinventare il tuo ruolo non solo di generatrice ma di madre capace di ridare chiarezza là dove c’era la confusione, dignità là dove questa è stata a lungo calpestata, speranza, là dove la rassegnazione sembrava l’unica scelta possibile e soprattutto sicurezza e protezione a chi ha dovuto a lungo provare paura e angoscia.
Il nostro compito è accompagnare con serenità i nostri figli feriti attraverso l’infanzia e l’adolescenza sino all’età adulta, fornendo loro gli strumenti per ritrovare l’autostima e la forza interiore necessarie per diventare degli adulti coscienti e responsabili, capaci di assumersi nel pieno delle loro responsabilità il ruolo di padri e di madri.
La condivisione delle singole esperienze, dei dubbi e delle paure legati alla nostra condizione di madri il cui ruolo è stato messo in crisi attraverso la lacerante e destabilizzante esperienza dell’abuso sui figli avvalora le nuove risposte che ognuna di noi cerca per ovviare al senso d’impotenza provato e per soddisfare il proprio bisogno profondo di ritrovare il ruolo forte di madre garante del benessere psichico e fisico dei suoi figli. Ma l’ascolto dell’esperienza altrui ci motiva anche per lottare insieme affinché tutti quegli ostacoli sociali e personali e istituzionali che permettono agli abusanti di continuare ad operare impunemente e alle vittime di non ricevere un adeguato e tempestivo aiuto vengano combattuti e abbattuti.
L’abuso distrugge nei nostri bambini la capacità di sognare di poter un giorno non tanto lontano alzarsi in volo e librarsi alti nel cielo, un cielo che dovrebbe per diritto essere libero da nubi.

Cosa chiediamo?

Chiediamo migliorie da apportare in base alle drammatiche esperienze vissute da noi e dai/dalle nostri/e figli/e. Non vogliamo “attaccare” le persone che operano nei vari servizi: vogliamo invece vivamente e fermamente che vengano al più presto introdotti incisivi miglioramenti nelle differenti servizi/enti che operano nel campo degli abusi e maltrattamenti. E lo chiediamo pienamente convinte della fattibilità e attuabilità delle richieste, già a breve termine, anche dal punto di vista finanziario.

1. Audizione vittime minorenni. *

* Rispetto alla necessità di lasciare la competenza delle audizioni delle vittime minorenni di atti di violenza al pp (cambiamento che auspichiamo avvenga quanto prima), desideriamo unicamente far presente che nella procedura attuale è il MM che ordina le perizie e decide quindi anche i nominativi dei periti che - in occasione del processo - andranno in aula però come periti del Procuratore/Procuratrice responsabile del caso!

Affinché l’audizione di una vittima minorenne possa svolgersi in modo non traumatico o problematico per la vittima e permettere di raccogliere le prove sono necessarie le seguenti condizioni:

  • il colloquio dev’essere condotto da una persona con formazione psicologica e/o pedagogica ed esperta nell’ambito specifico della conduzione di audizioni. A differenza di quanto evidenziato nell’articolo 10 della Lav Federale, è lo specialista che deve condurre in primis l’audizione. Vale a dire che deve porre le domande al minore, valutare se si rendono necessarie delle pause, valutare quando terminare l’audizione. Il magistrato presente dovrebbe comunicare preventivamente all’esperto le informazioni che desidera avere dal minore e vegliare sul corretto svolgimento dell’audizione medesima. La persona esperta, essendo in possesso di una formazione specifica ed adeguata che, ribadiamo, non può essere limitata alla mera laurea in psicologia o pedagogia, è in grado di scegliere il linguaggio adatto all’età del/la bambino/a, al suo stato emotivo - linguaggio che necessità di essere modulato dall’esperienza diretta dello specialista nel trattare bambini vittime di violenze intrafamiliari –, ed è in grado di comprendere e decodificare il livello simbolico della comunicazione corrispondente all’età del/la bambino/a. In Italia è d’uso l’utilizzo di una simile modalità di conduzione delle audizioni di minorenni. Essa presuppone una stretta collaborazione tra il Magistrato e lo specialista, il quale deve essere messo a conoscenza degli elementi che hanno portato a decidere l’audizione del minore in modo che sappia orientare in maniera consona le domande da porre.
  • Il minore dev’essere preparato all’audizione. Questo necessita di competenza ed esperienza. La preparazione di un minore può esigere a volte molto tempo.
  • Il minore deve godere della presenza di una persona di fiducia. In caso di abuso intrafamiliare è meglio, anche per il minore stesso, che non sia un membro della famiglia. In base alla nostra esperienza succede ancora che la persona di fiducia venga, su richiesta della MM, esclusa dall’audizione.
  • Il Magistrato o pp presente all’audizione dovrebbe aver seguito comunque una formazione specifica nell’ambito in particolar modo degli abusi sessuali. Formazione che dovrebbe essere estesa anche ai giudici in quanto le vittime adolescenti, come successo alle figlie di mamme che partecipano al Gruppo, possono essere sentite durante il dibattimento.
  • Il locale dev’essere a misura di bambino e non di adulto. Dev’essere quindi arredato in maniera consona e la telecamera non deve essere posizionata ad un metro dal minore (sic !) ma dietro uno specchio unidirezionale.
  • Nelle audizioni senza ripresa video, è d'obbligo che l'inquirente faccia capo ad un verbalista per la trascrizione scritta. Per esperienza diretta, oltre due ore di audizione sono state involontariamente cancellate dalla MM che fungeva contemporaneamente da verbalista, obbligando il minore a ripresentarsi una seconda volta per ripetere l'audizione.

2. Accertamenti medico-ginecologici

Tali accertamenti, oltre ad essere necessari ai fini della procedura penale, sono essenziali per il minore, sia per evitare l’insorgere di danni alla salute, sia perché rappresentano implicitamente un atto terapeutico di non secondaria importanza .
Anche qui è richiesta la preventiva preparazione del minore.
In molti, troppi casi, è accaduto che tali accertamenti non venissero ordinati dalla Magistratura dei Minorenni o lo fossero, ma in ritardo. Quando la MM non ha voluto provvedere ad ordinare le visite, lo abbiamo fatto noi mamme tramite la nostra rappresentate di parte civile ciò che ha comportato anche l’assunzione dei relativi costi. Naturalmente se le visite fossero state ordinate dalla MM avrebbero avuto un peso maggiore nell’ambito della procedura penale.

3. Psicodiagnosi/perizie di credibilità

Tali accertamenti oltre ad essere necessari ai fini della procedura penale sono essenziali per la qualificazione e quantificazione del danno subito dal minore e, se svolte nella forma dell’approfondimento psicodiagnostico, rappresentano un atto terapeutico importante e forniscono importanti indicazioni per il percorso di cure dei nostri figli.
Come per il punto precedente, è accaduto che tali accertamenti non venissero ordinati dalla Magistratura dei Minorenni o lo fossero, ma in ritardo e, sempre come il punto precedente, diverse tra noi si sono quindi dovute assumere direttamente i costi.

4. Audizione da parte di una CTR di minorenni vittime di violenza

Nel caso in cui un minorenne sia già stato “verbalizzato” da un’altra autorità – ad es. una Commissione tutoria regionale – sarebbe auspicabile che non debba sottostare ad ulteriori audizioni, ma venissero convalidate quelle già fatte. Questo nel caso che le audizioni svolte da una CTR siano state condotte da una persona con adeguata formazione e in presenza di un secondo membro di CTR.

5. Audizione della vittima minorenne durante il processo penale

Si auspica che il circuito audio-video tra la stanza dove siede la vittima e l’aula penale sia bidirezionale ovvero che anche la vittima possa vedere e sentire quello che succede in aula durante la sua audizione. Purtroppo si è proceduto ad allestire il circuito senza chiedere un parere a chi ha esperienza nell’ambito dell’accompagnamento di vittime durante l’iter processuale, motivo per cui al momento il sistema non è bidirezionale.

6. Puntuale e precisa informazione ai genitori delle vittime in merito alla LAV federale, al relativo regolamento cantonale e alla procedura penale e civile

Dal momento della denuncia presso UIR, Magistratura o Polizia, è mancata qualsiasi informazione scritta sul percorso procedurale, sui tempi, i costi gli obblighi e i diritti delle vittime da parte dei servizi dello Stato. Chiediamo quindi che al momento della denuncia e in ogni caso prima di procedere nelle audizioni dei minori, ai genitori venga consegnata una scheda indicante i diritti delle vittime previsti dalla legge LAV e dal regolamento di applicazione.
L'informazione scritta è essenziale affinché il genitore che accompagna le vittime possa farsi un'idea del cammino da percorrere insieme ai suoi figli, senza sentirsi solo e indifeso, con la possibilità di andare a rivedere con calma le informazioni. Un'informazione scritta chiara ed esaustiva permette al genitore e alle vittime di affrontare con maggiore forza e lucidità mentale la drammaticità della situazione. In concreto si chiedono informazioni circa: la Lav; l'iter giudiziario e le sue modalità; la possibilità di ricorrere ad un avvocato per le vittime; la possibilità per il genitore di costituirsi parte civile; le modalità da seguire nella scelta dell'avvocato di parte civile; il ruolo delle CTR per quanto attiene evt. misure di protezione in favore delle vittime (es. sospensione dei contatti con l’abusante non incarcerato, ...); il diritto o meno all’assistenza giudiziaria; l’ammontare indicativo dei costi delle procedure; i tempi e le modalità dei risarcimenti fissati dalla sentenza; i diritti e i doveri dell'indagato o dell'imputato durante l'istruttoria e l'incarcerazione per quanto concerne i contatti epistolari o telefonici con le vittime; la modalità e i tempi di esecuzione della pena: quando inizia il regime di semilibertà o semi-prigionia, quando e come avvengono i congedi, quando avverrà la scarcerazione.
Per esperienza diretta, alle vittime è capitato di vedere l'abusante, creduto in carcere, a piede libero. Non bisogna dimenticare che spesso le vittime hanno paura delle reazioni dell'abusante, perché hanno rotto il silenzio, hanno "tradito" il segreto. Sempre per esperienza diretta, la successiva richiesta d'informazioni in merito direttamente al penitenziario, è stata sì evasa cortesemente ma con diffidenza (siamo o no autorizzati a fornire informazioni?) e con una forte connotazione giudicante. Perché i familiari dell'abusante ricevono queste informazioni mentre le vittime vivono all'oscuro di tutto?
Precisiamo che abbiamo trovato risposta ai principali interrogativi sopra elencati rivolgendoci al Centro Prisma e alle nostre avvocate di parte civile ma quelle di noi che si sono rivolte personalmente, di volta in volta, a segretari di uffici vari, medici, operatori UIR, avvocati e magistrati, hanno ricevuto talvolta informazioni incomplete o contradditorie, aspettando anche settimane per avere informazioni più chiare e precise sui passi da compiere.

7. Professionalità

Ribadiamo che è essenziale che gli operatori chiamati in causa: terapeuti, operatori UIR, commissari ed ispettori di polizia, avvocati di parte civile, giudici e procuratori abbiano una formazione specifica ed approfondita sul tema degli abusi e dei maltrattamenti. Per esperienza diretta, un’operatrice UIR, dopo la "deposizione" di una vittima, in sua presenza ha chiesto alla madre " ma la ragazza sa che con le sue parole può mandare suo padre in prigione e può esserci un processo?" Sempre per esperienza diretta, un ispettore di polizia, durante l'interrogatorio di una madre, banalizzava degli episodi di violenza familiare da lei narrati riducendoli a consueti e normali liti coniugali o familiari. E ancora per esperienza diretta, durante un’audizione della MM-supplente ad una bambina di tre anni e mezzo è stato chiesto di descrivere l’appartamento dell’abusante visto l’ultima volta all’età di due anni. In un altro caso un padre che telefonava ad un operatore UIR per chiedere quali passi intraprendere per denunciare un grave abuso sessuale commesso da un parente sui suoi bambini si è sentito rispondere: “ lei ha tre possibilità, può scegliere di non denunciare (!), può provare ad affrontare la questione in famiglia (!!), può telefonare in MM per fare una segnalazione”. Il sostegno e l’accompagnamento nella procedura è iniziato e finito con questa breve telefonata. E soprassediamo nell’elenco delle innumerevoli domande non consone all’età e allo stato emotivo della vittima che sono state poste in audizione inficiando così anche la procedura penale.

8. Vittime indirette

Quando l'abuso è intrafamiliare colpisce e devasta anche i fratelli o le sorelle non abusati delle vittime, riteniamo quindi che anch’essi abbiano pieno diritto ad un risarcimento sia morale che materiale.

9. Osservazione dell’applicazione dell’art. 68 della Legge sociosanitaria

Chiediamo che quegli operatori sociosanitari che non segnalano le situazioni di abuso sessuale alla competente autorità siano effettivamente sanzionati. Ai figli/e di alcune fra noi sarebbero stati evitati ancora mesi o anni di violenze se questi operatori (medici, terapeuti, sacerdoti) avessero proceduto alla segnalazione invece d’invitarci ad insabbiare il tutto.

Torniamo quindi a chiedere che i disfunzionamenti fin qui esposti non abbiano a ripetersi, e vengano apportati gli opportuni correttivi affinché le vittime non siano ulteriormente vittime (una volta denunciato l'abuso) della disinformazione e della, spesso, scarsa professionalità di chi opera in quest’ambito.

Un Gruppo di Mamme


 
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Re: Abusi sessuali in Ticino: la verità nascosta (Voto: 1)
di asterix il Martedì, 16 settembre 2003 @ 03:06:25 BST
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Complimenti per il coraggio di queste mamme. Ora però c'è il rischio che il coraggio e il messaggio forte di cui si sono fatte interpreti finiscano seppellite ancora sotto una colata di propaganda e d'indifferenza.


Il Guastafeste

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