Il testo che segue è un documento che osiamo definire
eccezionale e che racconta del vissuto di alcune mamme di bambini e bambine
che hanno subito violenze sessuali in famiglia, normalmente ad opera del padre.
Il documento è eccezionale perché per la prima volta - superando
la vergogna e la paura di esporsi nell'elaborare una critica e delle proposte
concrete all'indirizzo dei responsabili istituzionali - più voci si levano
insieme a dire e a scrivere nero su bianco che i presunti "passi da giganti" fatti nella protezione dei minori e nell'intervento di aiuto alle
vittime di abusi sessuali in Ticino sono forse soltanto il prodotto di una propaganda
dipartimentale volta a nascondere le molte cose che non funzionano.
Voci autorevoli, voci di persone che hanno sofferto sulla loro pelle l'isolamento,
l'abbandono, le pressioni subite, perché "colpevoli" di chiedere
una giustizia celere, efficiente ed equa, di chiedere coerenza tra il piano dei principi,
dei diritti e delle garanzie affermati a parole e la realtà.
Questo testo è stato redatto e sottoscritto da un gruppo di 7 donne, madri di complessivamente 17 minori che hanno subito violenze e abusi sessuali in Canton Ticino. Per loro espressa volontà hanno voluto mantenere l'anonimato affidando lo scritto ai loro rappresentanti legali, Avv. Carla Zucchetti e Avv. Francesca Perucchi Rossello, e al deputato in Gran Consiglio Bill Arigoni.
SUGLI ABUSI SESSUALI: LE MAMME RACCONTANO E CHIEDONO
Quando decidi di avere un figlio, già prima che nasca spesso lo vedi,
te lo immagini, e, pensando a lei o a lui, nella tua mente sfilano immagini
di vita quotidiana che la/lo vedono protagonista curioso e felice.
Come mamma, adulta, sai molto bene che la sua vita non scorrerà sempre
serena e senti fortemente il desiderio di offrirgli il meglio, di avvolgerlo
premurosamente e amorevolmente con le tue cure e attenzioni, di fargli conoscere
e vivere la natura e i valori universali della convivenza umana, come se ciò
costituisse il bagaglio essenziale, il tesoro personale, da mettere nella valigia
della sua vita.
Come genitore, spesso t’interroghi e discuti con il tuo partner e altri
genitori per scegliere la migliore linea educativa, perché vuoi che tuo
figlio cresca sano sia nel corpo che nel pensiero, pieno di gioia e curiosità
verso la vita.
E pensi non solo di essere la mamma: fai la mamma. Come tale ti costruisci giorno
per giorno, pronta a modificarti, a ripensarti, perché anche tuo figlio
ti aiuta a crescere.
Come mamma, come genitore, hai un progetto molto forte e chiaro: mio figlio
dovrà sentirsi amato e compreso, ricco di fiducia nelle sue capacità
perché questo gli darà la possibilità di amare e di essere
amato, di dare fiducia e di riceverne, di crescere responsabilmente.
Poi un giorno vieni a sapere che qualcuno, addirittura il padre, un protagonista
di questo progetto, da tempo sta distruggendo, nell’ombra e nell’inganno,
i figli che hai fatto con lui, la vita che hai pensato e voluto per loro.
E distrugge anche te, mamma. Ti accorgi di colpo di aver vissuto in un’illusione,
di non aver veramente vissuto, ma soprattutto stai male pensando che i tuoi
figli non ti hanno parlato, che non hai potuto proteggerli, impedirgli di annaspare
nella confusione, nella disillusione e nella disperazione, che il tuo progetto
era solo un castello di carta, che tutto era fittizio, di facciata, inconsistente.
Un incubo.
Ma non hai tempo per te: devi fare qualcosa, devi agire.
Dapprima era solo una voce fioca e sottile, quasi un sussurro che faceva eco
a se stesso. Complice forse la vergogna e il senso d’impotenza per non
avere potuto proteggere i tuoi figli da un’esperienza così devastante,oppure
anche solo la paura di rimanere una voce tra le tante, sola e inascoltata e
presto dimenticata.
Poi d’un tratto scopri che la tua voce s’impone sempre più
chiara, più forte e sicura. Ti accorgi di non essere la sola in cerca
di risposte nuove, di un modo per reinventare il tuo ruolo non solo di generatrice
ma di madre capace di ridare chiarezza là dove c’era la confusione,
dignità là dove questa è stata a lungo calpestata, speranza,
là dove la rassegnazione sembrava l’unica scelta possibile e soprattutto
sicurezza e protezione a chi ha dovuto a lungo provare paura e angoscia.
Il nostro compito è accompagnare con serenità i nostri figli feriti
attraverso l’infanzia e l’adolescenza sino all’età
adulta, fornendo loro gli strumenti per ritrovare l’autostima e la forza
interiore necessarie per diventare degli adulti coscienti e responsabili, capaci
di assumersi nel pieno delle loro responsabilità il ruolo di padri e
di madri.
La condivisione delle singole esperienze, dei dubbi e delle paure legati alla
nostra condizione di madri il cui ruolo è stato messo in crisi attraverso
la lacerante e destabilizzante esperienza dell’abuso sui figli avvalora
le nuove risposte che ognuna di noi cerca per ovviare al senso d’impotenza
provato e per soddisfare il proprio bisogno profondo di ritrovare il ruolo forte
di madre garante del benessere psichico e fisico dei suoi figli. Ma l’ascolto
dell’esperienza altrui ci motiva anche per lottare insieme affinché
tutti quegli ostacoli sociali e personali e istituzionali che permettono agli
abusanti di continuare ad operare impunemente e alle vittime di non ricevere
un adeguato e tempestivo aiuto vengano combattuti e abbattuti.
L’abuso distrugge nei nostri bambini la capacità di sognare di
poter un giorno non tanto lontano alzarsi in volo e librarsi alti nel cielo,
un cielo che dovrebbe per diritto essere libero da nubi.
Cosa chiediamo?
Chiediamo migliorie da apportare in base alle drammatiche esperienze vissute
da noi e dai/dalle nostri/e figli/e. Non vogliamo “attaccare” le
persone che operano nei vari servizi: vogliamo invece vivamente e fermamente
che vengano al più presto introdotti incisivi miglioramenti nelle differenti
servizi/enti che operano nel campo degli abusi e maltrattamenti. E lo chiediamo
pienamente convinte della fattibilità e attuabilità delle richieste,
già a breve termine, anche dal punto di vista finanziario.
1. Audizione vittime minorenni. *
* Rispetto alla necessità di lasciare la competenza delle audizioni delle
vittime minorenni di atti di violenza al pp (cambiamento che auspichiamo avvenga
quanto prima), desideriamo unicamente far presente che nella procedura attuale
è il MM che ordina le perizie e decide quindi anche i nominativi dei periti
che - in occasione del processo - andranno in aula però come periti del
Procuratore/Procuratrice responsabile del caso!
Affinché l’audizione di una vittima minorenne possa svolgersi
in modo non traumatico o problematico per la vittima e permettere di raccogliere
le prove sono necessarie le seguenti condizioni:
- il colloquio dev’essere condotto da una persona con formazione psicologica
e/o pedagogica ed esperta nell’ambito specifico della conduzione di
audizioni. A differenza di quanto evidenziato nell’articolo 10 della
Lav Federale, è lo specialista che deve condurre in primis l’audizione.
Vale a dire che deve porre le domande al minore, valutare se si rendono necessarie
delle pause, valutare quando terminare l’audizione. Il magistrato presente
dovrebbe comunicare preventivamente all’esperto le informazioni che
desidera avere dal minore e vegliare sul corretto svolgimento dell’audizione
medesima. La persona esperta, essendo in possesso di una formazione specifica
ed adeguata che, ribadiamo, non può essere limitata alla mera laurea
in psicologia o pedagogia, è in grado di scegliere il linguaggio adatto
all’età del/la bambino/a, al suo stato emotivo - linguaggio che
necessità di essere modulato dall’esperienza diretta dello specialista
nel trattare bambini vittime di violenze intrafamiliari –, ed è
in grado di comprendere e decodificare il livello simbolico della comunicazione
corrispondente all’età del/la bambino/a. In Italia è d’uso
l’utilizzo di una simile modalità di conduzione delle audizioni
di minorenni. Essa presuppone una stretta collaborazione tra il Magistrato
e lo specialista, il quale deve essere messo a conoscenza degli elementi che
hanno portato a decidere l’audizione del minore in modo che sappia orientare
in maniera consona le domande da porre.
- Il minore dev’essere preparato all’audizione. Questo necessita
di competenza ed esperienza. La preparazione di un minore può esigere
a volte molto tempo.
- Il minore deve godere della presenza di una persona di fiducia. In caso
di abuso intrafamiliare è meglio, anche per il minore stesso, che non
sia un membro della famiglia. In base alla nostra esperienza succede ancora
che la persona di fiducia venga, su richiesta della MM, esclusa dall’audizione.
- Il Magistrato o pp presente all’audizione dovrebbe aver seguito comunque
una formazione specifica nell’ambito in particolar modo degli abusi
sessuali. Formazione che dovrebbe essere estesa anche ai giudici in quanto
le vittime adolescenti, come successo alle figlie di mamme che partecipano
al Gruppo, possono essere sentite durante il dibattimento.
- Il locale dev’essere a misura di bambino e non di adulto. Dev’essere
quindi arredato in maniera consona e la telecamera non deve essere posizionata
ad un metro dal minore (sic !) ma dietro uno specchio unidirezionale.
- Nelle audizioni senza ripresa video, è d'obbligo che l'inquirente
faccia capo ad un verbalista per la trascrizione scritta. Per esperienza diretta,
oltre due ore di audizione sono state involontariamente cancellate dalla MM
che fungeva contemporaneamente da verbalista, obbligando il minore a ripresentarsi
una seconda volta per ripetere l'audizione.
2. Accertamenti medico-ginecologici
Tali accertamenti, oltre ad essere necessari ai fini della procedura penale,
sono essenziali per il minore, sia per evitare l’insorgere di danni alla
salute, sia perché rappresentano implicitamente un atto terapeutico di
non secondaria importanza .
Anche qui è richiesta la preventiva preparazione del minore.
In molti, troppi casi, è accaduto che tali accertamenti non venissero
ordinati dalla Magistratura dei Minorenni o lo fossero, ma in ritardo. Quando
la MM non ha voluto provvedere ad ordinare le visite, lo abbiamo fatto noi mamme
tramite la nostra rappresentate di parte civile ciò che ha comportato
anche l’assunzione dei relativi costi. Naturalmente se le visite fossero
state ordinate dalla MM avrebbero avuto un peso maggiore nell’ambito della
procedura penale.
3. Psicodiagnosi/perizie di credibilità
Tali accertamenti oltre ad essere necessari ai fini della procedura penale
sono essenziali per la qualificazione e quantificazione del danno subito dal
minore e, se svolte nella forma dell’approfondimento psicodiagnostico,
rappresentano un atto terapeutico importante e forniscono importanti indicazioni
per il percorso di cure dei nostri figli.
Come per il punto precedente, è accaduto che tali accertamenti non venissero
ordinati dalla Magistratura dei Minorenni o lo fossero, ma in ritardo e, sempre
come il punto precedente, diverse tra noi si sono quindi dovute assumere direttamente
i costi.
4. Audizione da parte di una CTR di minorenni vittime di violenza
Nel caso in cui un minorenne sia già stato “verbalizzato”
da un’altra autorità – ad es. una Commissione tutoria regionale
– sarebbe auspicabile che non debba sottostare ad ulteriori audizioni,
ma venissero convalidate quelle già fatte. Questo nel caso che le audizioni
svolte da una CTR siano state condotte da una persona con adeguata formazione
e in presenza di un secondo membro di CTR.
5. Audizione della vittima minorenne durante il processo penale
Si auspica che il circuito audio-video tra la stanza dove siede la vittima
e l’aula penale sia bidirezionale ovvero che anche la vittima possa vedere
e sentire quello che succede in aula durante la sua audizione. Purtroppo si
è proceduto ad allestire il circuito senza chiedere un parere a chi ha
esperienza nell’ambito dell’accompagnamento di vittime durante l’iter
processuale, motivo per cui al momento il sistema non è bidirezionale.
6. Puntuale e precisa informazione ai genitori delle vittime in merito alla
LAV federale, al relativo regolamento cantonale e alla procedura penale e civile
Dal momento della denuncia presso UIR, Magistratura o Polizia, è mancata
qualsiasi informazione scritta sul percorso procedurale, sui tempi, i costi
gli obblighi e i diritti delle vittime da parte dei servizi dello Stato. Chiediamo
quindi che al momento della denuncia e in ogni caso prima di procedere nelle
audizioni dei minori, ai genitori venga consegnata una scheda indicante i diritti
delle vittime previsti dalla legge LAV e dal regolamento di applicazione.
L'informazione scritta è essenziale affinché il genitore che accompagna
le vittime possa farsi un'idea del cammino da percorrere insieme ai suoi figli,
senza sentirsi solo e indifeso, con la possibilità di andare a rivedere
con calma le informazioni. Un'informazione scritta chiara ed esaustiva permette
al genitore e alle vittime di affrontare con maggiore forza e lucidità
mentale la drammaticità della situazione. In concreto si chiedono informazioni
circa: la Lav; l'iter giudiziario e le sue modalità; la possibilità
di ricorrere ad un avvocato per le vittime; la possibilità per il genitore
di costituirsi parte civile; le modalità da seguire nella scelta dell'avvocato
di parte civile; il ruolo delle CTR per quanto attiene evt. misure di protezione
in favore delle vittime (es. sospensione dei contatti con l’abusante non
incarcerato, ...); il diritto o meno all’assistenza giudiziaria; l’ammontare
indicativo dei costi delle procedure; i tempi e le modalità dei risarcimenti
fissati dalla sentenza; i diritti e i doveri dell'indagato o dell'imputato durante
l'istruttoria e l'incarcerazione per quanto concerne i contatti epistolari o
telefonici con le vittime; la modalità e i tempi di esecuzione della
pena: quando inizia il regime di semilibertà o semi-prigionia, quando
e come avvengono i congedi, quando avverrà la scarcerazione.
Per esperienza diretta, alle vittime è capitato di vedere l'abusante,
creduto in carcere, a piede libero. Non bisogna dimenticare che spesso le vittime
hanno paura delle reazioni dell'abusante, perché hanno rotto il silenzio,
hanno "tradito" il segreto. Sempre per esperienza diretta, la successiva
richiesta d'informazioni in merito direttamente al penitenziario, è stata
sì evasa cortesemente ma con diffidenza (siamo o no autorizzati a fornire
informazioni?) e con una forte connotazione giudicante. Perché i familiari
dell'abusante ricevono queste informazioni mentre le vittime vivono all'oscuro
di tutto?
Precisiamo che abbiamo trovato risposta ai principali interrogativi sopra elencati
rivolgendoci al Centro Prisma e alle nostre avvocate di parte civile ma quelle
di noi che si sono rivolte personalmente, di volta in volta, a segretari di
uffici vari, medici, operatori UIR, avvocati e magistrati, hanno ricevuto talvolta
informazioni incomplete o contradditorie, aspettando anche settimane per avere
informazioni più chiare e precise sui passi da compiere.
7. Professionalità
Ribadiamo che è essenziale che gli operatori chiamati in causa: terapeuti,
operatori UIR, commissari ed ispettori di polizia, avvocati di parte civile,
giudici e procuratori abbiano una formazione specifica ed approfondita sul tema
degli abusi e dei maltrattamenti. Per esperienza diretta, un’operatrice
UIR, dopo la "deposizione" di una vittima, in sua presenza ha chiesto
alla madre " ma la ragazza sa che con le sue parole può mandare
suo padre in prigione e può esserci un processo?" Sempre per esperienza
diretta, un ispettore di polizia, durante l'interrogatorio di una madre, banalizzava
degli episodi di violenza familiare da lei narrati riducendoli a consueti e
normali liti coniugali o familiari. E ancora per esperienza diretta, durante
un’audizione della MM-supplente ad una bambina di tre anni e mezzo è
stato chiesto di descrivere l’appartamento dell’abusante visto l’ultima
volta all’età di due anni. In un altro caso un padre che telefonava
ad un operatore UIR per chiedere quali passi intraprendere per denunciare un
grave abuso sessuale commesso da un parente sui suoi bambini si è sentito
rispondere: “ lei ha tre possibilità, può scegliere di non
denunciare (!), può provare ad affrontare la questione in famiglia (!!),
può telefonare in MM per fare una segnalazione”. Il sostegno e
l’accompagnamento nella procedura è iniziato e finito con questa
breve telefonata. E soprassediamo nell’elenco delle innumerevoli domande
non consone all’età e allo stato emotivo della vittima che sono
state poste in audizione inficiando così anche la procedura penale.
8. Vittime indirette
Quando l'abuso è intrafamiliare colpisce e devasta anche i fratelli
o le sorelle non abusati delle vittime, riteniamo quindi che anch’essi
abbiano pieno diritto ad un risarcimento sia morale che materiale.
9. Osservazione dell’applicazione dell’art. 68 della Legge sociosanitaria
Chiediamo che quegli operatori sociosanitari che non segnalano le situazioni
di abuso sessuale alla competente autorità siano effettivamente sanzionati.
Ai figli/e di alcune fra noi sarebbero stati evitati ancora mesi o anni di violenze
se questi operatori (medici, terapeuti, sacerdoti) avessero proceduto alla segnalazione
invece d’invitarci ad insabbiare il tutto.
Torniamo quindi a chiedere che i disfunzionamenti fin qui esposti non abbiano
a ripetersi, e vengano apportati gli opportuni correttivi affinché le
vittime non siano ulteriormente vittime (una volta denunciato l'abuso) della
disinformazione e della, spesso, scarsa professionalità di chi opera
in quest’ambito.
Un Gruppo di Mamme