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<title>InfoPINO Portale d&amp;#039;Informazione Non Omologata</title>
<link>http://www.infopino.ch</link>
<description>InfoPINO - Ticino</description>
<language>italian</language>

<item>
<title>Di cancro si può guarire</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=907</link>
<description>&lt;br&gt;Ne “il Caffè” di domenica
      27.6.2010 c'è un interessante articolo dal titolo ”Di cancro
      si può guarire” di Patrizia Guenzi sulle terapie in Ticino
      ed articoli collegati sul costo dei farmaci, sullo IOSI, sulle statistiche
    di sopravvivenza a 5 anni e su una alternativ. Vorrei
    subito fare delle aggiunte importanti che mancano in questi articoli del
    caffè.&lt;br&gt;
    Il titolo “Di cancro si può
  guarire” l'ho già sentito precedentemente “Di cancro si
    può guarire, La cura dell'Aloe Arborescens” di Padre Romano
    Zago.
    Questa cura non è purtroppo mai stata verificata né smentita
    ufficialmente. C'è
  un altro titolo simile “Di cancro si guarisce” di L. Renard che
  documenta l'effetto della psiche e dello spirito sulla guarigione. Anche queste
  terapie (di cui fa parte p.es. quella di Hamer e
    la ricerca spirituale di sè di Terzani)
    non sono ancora state verificate o smentite ufficialmente sebbene viene universalmente
  accettato l'effetto placebo.&lt;br&gt;
    Ci sono terapie
  ancora più
  incredibili: Dr. med. Hugh Riordan ed il suo team che, a sentire loro, guariscono
      il 60-70% dei malati terminali con l'iniezione di vitamina C ad alte
      dosi mai
        verificata ufficialmente. Oppure anche Dr. med. Max Gerson che, sempre
        secondo loro, con una dieta particolare bio guariscono il 40-50% dei
        malati terminali ed il 90% dei malati normali di cancro. Anche questa
  terapia non è mai stata
  verificata o smentita dalla medicina ufficiale. E ce ne sono molte altre.&lt;br&gt;
  Perché non vengono verificate? Il
    motivo ce lo abbozza il dr. Beat Bühler
      nel Caffè del 27.6.2010. Anche il dr. Jacques Bernier abbozza il
      problema nel Corriere del Ticino del 27.2.2006, pag 11, Cantone. Il dr.
      Franco Cavalli, in altra sede, va oltre ed arriva ad una possibile soluzione.&lt;br&gt;
  Il
perché è subito detto: una
ditta non investe in un progetto che non garantisce il ritorno dell'investimento
e fa di tutto per impedire che venga ufficializzata una ricerca che annullerebbe
i suoi guadagni. Questo è il duro mercato, pura economia, cruda finanza
internazionale.</description>
</item>

<item>
<title>Giustizialismo</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=906</link>
<description>&lt;br&gt;Da sempre la giustizia è rappresentata dalle leggi che tutelano la maggioranza
  che le ha votate. È pertanto logico dedurre che la legge sta sempre
  dalla parte del più forte e non necessariamente dalla parte della ragione!&lt;br /&gt;
  Quello che ci deve preoccupare non è quanto appena asserito, bensì il
  fatto che le leggi vengano gestite ed interpretate in modo assolutamente soggettivo:
  in funzione del luogo, in funzione del momento, in funzione del soggetto, in
  funzione del difensore, in funzione del Giudice.&lt;br /&gt;
  Partiamo dal luogo e dal momento, … in
  Svizzera, fino a qualche anno fa, la “bricolla” era vista quasi
  di buon occhio mentre che in Italia il contrabbandiere che veniva preso con
  la bricolla era punito duramente. Il soggetto è altresì determinante:
  se chi commette un reato è   una persona di “buona famiglia” oppure
  un personaggio importante, viene punito (se viene punito) meno severamente
  che non un “povero diavolo”. Il difensore è   certamente
  la pedina più importante che può fare o non fare la differenza.
  Basti pensare a due persone che nemmeno si conoscono e che rubano, ognuna,
  fr. 1'000.- dalla stessa cassa di un supermercato nello stesso istante e vengono
  entrambi arrestati all'uscita del supermercato. Uno dei due ladri ha uno dei
  migliori difensori sulla piazza e l'altro ha un difensore d'ufficio, … palesemente
  vi saranno due condanne differenti, … è giusto?&lt;br /&gt;
  Il Giudice, infine, è colui
  che deve elaborare (purtroppo in modo soggettivo) le informazioni che gli vengono
  fornite dall'accusa e dalla difesa e, in funzione dell'umore che ha in quel
  giorno e della simpatia o meno che possa provare nei confronti dell'accusato,
  prende delle decisioni che determinano, a volte, la vita delle persone in causa.&lt;br /&gt;
  Questa
  premessa per aprire un dibattito sulla giustizia, … ora continuerò con
  il   “giustizialismo” parlando del mio caso specifico. Sono stato
  arrestato ed accusato di un crimine infamante quale il traffico e lo spaccio
  di cocaina e, in seguito, condannato in prima istanza a 4 anni e sei mesi da
  espiare. Inutile dire che non ho commesso i reati ascrittimi e, per dimostrarlo,
  ho creato un sito &lt;a href=&quot;http://www.giustizialismo.ch&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;giustizialismo.ch&lt;/a&gt; sul
  quale ho pubblicato tutti i documenti (in mio possesso) che riguardano il processo
in questione.</description>
</item>

<item>
<title>Sulla proposta di ALVAD al comune di Muralto</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=905</link>
<description>&lt;br&gt;Ricordiamo di cosa si tratta: l’Associazione Locarnese e Valmaggese per
  l'Aiuto Domiciliare (entità senza fini di lucro) dispone, grazie alle
  sue attività, di oltre 6 milioni di franchi. L’Associazione Pro
  Filia di Locarno dispone di una cifra analoga, frutto della vendita della “Home
  Sant'Anna” a Locarno. Le due associazioni hanno una certa fretta di investire
  questi capitali, ma lo possono fare solo nell’ambito di operazioni che
  rispettino i loro statuti. &lt;br /&gt;
  Pro Filia, per esempio, intende acquistare degli appartamenti
  da affittare (in essenza, una normale operazione immobiliare) e utilizzerebbe
  il ricavato degli affitti per svolgere le proprie attività. Per ALVAD
  lo scenario non è molto diverso. Per ragioni che ci sfuggono, con tanti
  terreni disponibili a Locarno, Minusio, Tenero, Gordola o Losone ma anche a Muralto,
  dove si potrebbe rinunciare alla costruzione di residenze secondarie a favore
  di un progetto simile, la scelta di ALVAD è caduta precisamente su un
  terreno che non era in vendita e che appartiene al nostro Comune: quello a
  ca. 50 m a monte del Cinema Rialto, sulla Via San Gottardo. &lt;br /&gt;
  La proposta iniziale è sempre
  ancora sul tavolo, ed è la stessa (assolutamente inaccettabile) che avevamo
  commentato nel nostro bollettino di dicembre: il Comune cede i 2500 m2 di terreno
  con i suoi 44 posteggi e la casa a due piani e riceve in cambio 32 posteggi e
  le aree comuni della nuova edificazione. La maggioranza del Municipio si è espressa
  chiaramente contro questa proposta. &lt;br /&gt;
  E’ comunque importante sapere che anche
  se il Municipio ottenesse un numero elevato di appartamenti invece dei posteggi,
  questa edificazione non porterà nessunissimo vantaggio al nostro Comune: &lt;br&gt;&lt;br /&gt;
  • i
  10 milioni che – così dicono i promotori (rappresentati dal sindaco,
  presidente di ALVAD, e da Diego Oliati, presidente di OP) – si porteranno
  a Muralto, in realtà   finiranno immediatamente nelle tasche dei costruttori
  (che certamente non pagano le loro imposte a Muralto; anzi, un uccellino ci dice
che sarà qualcuno di Lugano).</description>
</item>

<item>
<title>Rilanciare l'informazione sull'inceneritore di Giubiasco</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=904</link>
<description>&lt;p&gt;Cari amici, stiamo constatando una caduta di attenzione per quanto si sta
  facendo con l'inceneritore di Giubiasco, soprattutto riguardo la pericolosità degli elementi inquinanti immessi nell'aria e nel terreno. Sarebbe veramente necessario che si riprendesse l'iniziativa nel far passare alla popolazione il messaggio sull'assoluta necessità di
  rendere trasparenti e pubblici i dati delle analisi. &lt;br&gt;
  Dove sono e cosa fanno le persone che avevano sostenuto  l'iniziativa contro
  l'inceneritore ? Perché non si sentono più ?&lt;br&gt;
  Ma bisogna anche notare come il discorso sui rifiuti ( riciclare sì / riciclare
no ) abbia preso la piega voluta dalla Lega (riciclare solo quando vi è un interesse
di mercato) e Borradori può  anche magnificare in rete l'energia &quot;pulita&quot; che
l'inceneritore produce, senza che vi siano reazioni degne di nota. &lt;br&gt;
Nel nostro BLOG che si occupa anche d'altro (vedi &lt;a href=&quot;http://www.ponterossonews.wordpress.com&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;ponterossonews.wordpress.com&lt;/a&gt;)
stiamo cercando di far ripartire un dibattito sul tema, ma abbiamo bisogno anche
del vostro sostegno per riuscirci. Possiamo contare sul vostro appoggio per far
ripartire un confronto proprio sulla realtà dell'inquinamento ambientale
di quest'opera ? Grazie! &lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;right&quot;&gt;&lt;strong&gt;&lt;font color=&quot;#000066&quot;&gt;Ponterosso&lt;/font&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description>
</item>

<item>
<title>Partito comunista: 13.ma AVS, contro il carbone e referendum LADI</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=903</link>
<description>&lt;br&gt;&lt;font color=&quot;#000099&quot;&gt;Riceviamo e pubblichiamo: &lt;/font&gt;&lt;/br&gt;
&lt;br&gt;Il partito comunista sostiene l'iniziativa per la tredicesima AVS della 
  Lega in quanto, nonostante non rappresenti certo la soluzione ai 
  problemi delle pensioni, rimane pur sempre una conquista sociale atta a 
  migliorare le condizioni di una certa fascia della popolazione e che ha 
  visto sempre piú il proprio reddito peggiorare nel corso degli ultimi 
  anni. Un piccolo sostegno agli anziani in difficoltà che non si vedrà 
  di certo negare dal Partito Comunista, da sempre vicino ai bisogni 
  della parte piú umile della società.&lt;br /&gt;
  Sostegno è dato anche all'iniziativa &quot;per un'AET senza carbone&quot; 
  lanciata dai Verdi e ciò per due ragioni, una ambientale e l'altra 
  sociale: in un chilowattora d'energia elettrica prodotta dalle centrali 
  a carbone si nascondono 950 grammi di CO2. Il progetto per la nuova 
  centrale prevede che tutto l'agente inquinante venga mischiato con il 
  vapore della torre di raffreddamento per poi cadere sotto forma di 
  pioggia sui cittadini di Lünen. Più del 50% dell'energia prodotta
  andrà 
  inoltre persa, visto che l'impianto non sarà dotato di un sistema di 
  cogenerazione (accoppiamento forza-calore), e così una parte importante 
  dell'energia liberata finirà col riscaldare i fiumi circostanti, 
  siccome le loro acque verranno utilizzate per il raffreddamento della 
  centrale. Dal punto di vista sociale il carbone utilizzato arriva dalla 
  multinazionale RBS Sempra Commodities, che lo fa estrarre in Colombia e 
  in Indonesia, senza alcun riguardo per le denunce circa i diritti 
  sindacali negati in tali paesi e il lavoro minorile.</description>
</item>

<item>
<title>La Svizzera, i minareti e l'Europa</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=902</link>
<description>&lt;br&gt;Ognuno  &amp;egrave; libero di pensare ci&amp;ograve; che vuole sulla promozione e
  l'esito del referendum svoltosi lo scorso mese di novembre in Svizzera sulla
  questione dei minareti, ma di fronte ai proclami di un'ipotetica guerra santa
  che recentemente il dittatore libico Muammar Gheddafi ha lanciato contro il
  governo di Berna, &amp;egrave;  doveroso che tutta l'Europa faccia quadrato attorno
  alla Confederazione elvetica per ribadire come&amp;nbsp; abbiano salde radici -
  nel nostro continente - sia la laicit&amp;agrave; dello Stato che la libert&amp;agrave; dei
  singoli elettori di esprimersi liberamente anche su certe questioni di carattere
  religioso. D'altronde il divieto di costruire minareti non intacca la libert&amp;agrave; di
  culto degli islamici che risiedono in Svizzera. Esaminare quanto sta accadendo
  tra Libia e Svizzera o, meglio, tra il clan del dittatore Gheddafi e la Confederazione
  elvetica, &amp;egrave; importante anche per comprendere quali scenari si possono
  eventualmente verificare in futuro in quei Paesi occidentali che possano ritenere
  opportuno rivedere le leggi che regolano i rapporti tra Stato e confessioni
  religiose. Di questi argomenti parliamo con l'opinionista Giovanni Formicola,
  da anni impegnato in Campania a tenere conferenze e incontri culturali sui
rapporti tra Islam e Cristianesimo.&lt;/br&gt;
&lt;br&gt;&lt;em&gt;Avv. Formicola, in linea di principio si pu&amp;ograve; contestare alla Svizzera
    l'aver indetto un referendum sull'edificazione o meno di minareti&lt;/em&gt;?&lt;br /&gt;
  Tutti gli ordinamenti che prevedono istituti di democrazia diretta o di consultazione
popolare, qual &amp;egrave; il referendum, escludono altres&amp;igrave; per alcune
  materie la possibilit&amp;agrave; di farvi ricorso. Quindi, se il &lt;em&gt;referendum&lt;/em&gt; &amp;egrave; indetto
  su materia consentita, esso non &amp;egrave; contestabile. Per&amp;ograve;, al di l&amp;agrave; della
  legalit&amp;agrave; positiva &amp;ndash; cio&amp;egrave; la conformit&amp;agrave; al diritto
  scritto e vigente &amp;ndash;, il mero riferimento alla quale non soddisfa certo
  la sua domanda, &amp;egrave; pure evidente che, in via di principio, secondo la
  buona filosofia politica ed anche la dottrina sociale della Chiesa, affidare
  al mutevole gioco delle maggioranze popolari (ma anche parlamentari) questioni
  che rimandano ai principi primi e alle stesse condizioni del vivere sociale
  non &amp;egrave; consigliabile, se non da evitare. Insomma, non si decide certo
  a maggioranza il bene o il male, il vero o il falso, il giusto o l'ingiusto,
il diritto alla vita o la sua negazione.</description>
</item>

<item>
<title>Dietro le quinte del potere</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=901</link>
<description>&lt;br&gt;Ogni anno vicino a Vevey si svolge una riunione segreta tra l'élite economica
e politica svizzera. Nessuno ne parla mai. Vediamo di che si tratta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Da: &lt;a href=&quot;http://loradelleresia.blogspot.com/&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;loradelleresia.blogspot.com/&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;
  &lt;br /&gt;
  Tutto quello
  a cui è legato l’immaginario pubblico della politica
  - le campagne elettorali, i convegni, le sedute parlamentari, i dibattiti in
  tivù - sembra indirizzato a legittimare i partiti politici e i loro
  alfieri come unici rappresentanti di quel potere che, grazie a delle elezioni
  dette democratiche, si autodefinisce legittimo. Un potere alla luce del sole,
  di cui sappiamo tutto – vita, morte e miracoli; amanti comprese – ma
  del quale è lecito chiedersi se davvero comanda e prende autonomamente
  le decisioni che contano. Non è forse al buio, tra attori non eletti
  democraticamente – lobby, finanzieri, massoni - che vengono prese le
  decisioni strategiche per le nostre società?&lt;br /&gt;
  I cittadini sembrano coscienti della loro mancanza di controllo sull’autorità pubblica.
  La disaffezione alle urne ne è l’esempio più lampante.
  Luciano Canfora in un libro in cui indaga sui travestimenti del potere scrive: “la
  crescente convinzione, tra i cittadini, dell’irrilevanza dell’esito
  elettorale potrebbe […] discendere dalla convinzione che il personale
  eletto, quale che sia, non introdurrebbe cambiamenti; potrebbe cioè avere
  come presupposto – più o meno consapevole – che il potere
  sia altrove, al riparo dalle increspature quotidiane e rumorose della “politica”[1].
  La politica appunto fa rumore, le decisioni importanti, spesse volte, vengono
  prese nell’ombra in qualche palazzo ottocentesco, nei salotti buoni degli
  incontri informali. La politica è il teatro, ma è dietro le quinte
  che si decide ciò che deve andare (o meno) in scena. Potere visibile
  e potere invisibile.</description>
</item>

<item>
<title>Prostituzione: lettera aperta all'On. Luigi Pedrazzini</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=900</link>
<description>&lt;br&gt;&lt;font color=&quot;#000099&quot;&gt;Riceviamo e pubblichiamo: &lt;/font&gt;&lt;/br&gt;
&lt;br&gt;Le scrivo pubblicamente per far conoscere all’opinione pubblica la generalizzazione
  propagandistica di una sua affermazione, che mi coinvolge e che considero inveritiera,
  diffamatoria e calunniosa, dichiarazione andata in onda nella trasmissione
  Contesto della RSI di &lt;a href=&quot;http://la1.rsi.ch/contesto/index.cfm?scheda=10769&amp;vid=yes&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;giovedì 4
    marzo 2010&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
  Lei ha testualmente affermato: “Io non posso credere nella
  buona fede di chi oggi ci dice cercate (e penso ai gestori) che dicono noi vorremmo
  poter, perché in realtà hanno un certo interesse a lavorare piuttosto
  con personale clandestino”.&lt;br /&gt;
È dal 2005 che proponiamo, attraverso
  la Casi, (Associazione che Lei ben conosce e che ha affiancato i Suoi diretti
  collaboratori in un gruppo di lavoro istituito dal Consiglio di Stato), di regolamentare
  la categoria Contact Club. Il Bar Oceano di Lugano ne è un esempio e risponde
  ai requisiti per l’esercizio di questa attività, che non ha niente
  a che vedere (come Lei ben sa) con lo   “sfruttamento delle persone, la
  droga o altro”. Anzi proprio il concetto stesso di Contact Club (che dal
  2005 la Casi propugna) esclude quella coltura criminogena che Lei ha evocato
  nella trasmissione televisiva e che è invece sotto gli occhi di tutti
  nella vicina Penisola, frutto avvelenato per la società   civile di
  cieche e ipocrite politiche bigotte.&lt;br /&gt;
  Il suo obiettivo On.Le Pedrazzini   è di “far
  chiudere”. Chiudere chi e dove? Perché se è sì vero
  che ci sono esercizi pubblici privi degli idonei requisiti per operare come Contact
  Club, ce ne sono altri –come il Bar Oceano di Lugano- che non solo i requisiti
  li hanno, ma possono diventare il modello sul quale cominciare a riflettere.
  Lo si nota dai comunicati stampa della polizia cantonale, che ricordo fare parte
  del Suo Dipartimento, quando parla di interventi anti-prostituzione. Non si parla
  di prostituzione illegale. No. Si parla senza veli di intervento anti-prostituzione,
  cioè contro la prostituzione. Perché dunque questa aperta crociata?&lt;br /&gt;</description>
</item>

<item>
<title>Gatti randagi: sterilizzare invece di affamare</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=899</link>
<description>&lt;br&gt;&lt;font color=&quot;#000099&quot;&gt;Riceviamo e pubblichiamo:&lt;/font&gt;&lt;/br&gt;
&lt;br&gt;Il GAR Gruppo Aiuto Randagi (ATRA/CDA/TicinoFelino)
    protesta con forza contro la risoluzione comunale che vieta di cibare i gatti
    randagi nel comune di Sorengo. Questa decisione, oltre che non rispettare
    la legge sulla protezione degli animali che prescrive di non arrecare sofferenze
    agli animali, è contraria
    ad ogni principio etico e civile, lasciando i gatti abbandonati senza il
    necessario sostentamento e mettendo così a rischio la loro sopravvivenza.&lt;br /&gt;
  Già durante
    il mese di novembre il GAR che opera a sostegno anche dei Municipi, era stato
    contattato dal Municipio di Sorengo che chiedeva aiuto nella gestione del
    problema. Abbiamo trasmesso un dossier con soluzioni concrete e dato la completa
    disponibilità ad operare direttamente,
    contribuendo anche a sostenerne i costi, per promuovere una campagna di sterilizzazione
    e adozione dei gatti randagi. Purtroppo però alla nostra proposta
    non è seguita alcuna risposta da parte del Municipio. &lt;br /&gt;
  La sterilizzazione è l'unica
    concreta soluzione al problema del randagismo felino, provvedimenti per altro
    già effettuati con successo in alcuni altri comuni del Cantone. Risolvere
    il problema del randagismo felino si può, ma il Municipio non può far
    pagare il prezzo agli animali che rischiano così la vita. Ricordiamo
    che i gatti randagi sono gatti abbandonati che, se non sterilizzati, possono
    diventare sicuramente un problema che ha, per altro, anche le dovute soluzioni.</description>
</item>

<item>
<title>La lingua italiana in Svizzera: tutelata, ma poco diffusa e considerata</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=898</link>
<description>&lt;br&gt;Pur essendo una delle lingue ufficiali della Confederazione elvetica,
  l'italiano fatica a godere di un'uguaglianza completa, e gli italofoni, in
  non pochi casi, devono esprimersi in tedesco o in francese. Affrontare la questione
  linguistica in Svizzera è  affare complesso perché sono tanti
  gli aspetti da valutare e certi dati, come quelli relativi agli svizzeri che
  usano l'italiano come prima lingua, vanno letti con attenzione, per evitare
  di offrire un quadro che non rispecchi la realtà. Dello stato di salute
  della lingua di Dante Alighieri in Svizzera parliamo, con l'intervista che
  segue, con Bruno Moretti, professore ordinario di linguistica italiana all'Università di
  Berna e condirettore dell'Istituto di Lingua e Letteratura italiana.&lt;/br&gt;
&lt;br&gt;&lt;em&gt;Prof. Moretti, lo status di lingua ufficiale della Confederazione elvetica
    garantisce effettivamente alla lingua italiana – secondo lei – pari
    dignità rispetto a quella tedesca e a quella francese?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
  Da un punto di vista giuridico non ho dubbi che la lingua italiana in Svizzera
  sia – potenzialmente - ben tutelata. I problemi nascono in primo luogo
  dall'applicazione, che di solito si scontra oggettivamente con l'ostacolo dei
  costi. Basti pensare, per fare solo un esempio banale, a quanti siti internet
  di istituzioni o eventi finanziati dalla Confederazione - come i Politecnici
  federali, ma anche musei, mostre, ecc. - non hanno pagine in italiano. Oppure
  si potrebbe pensare anche alla mancanza della traduzione simultanea nelle Camere
  federali, che costringe i politici italofoni a esprimersi in tedesco o francese.
  In questi casi di problemi legati ai costi, non è realistico richiedere
  un'uguaglianza completa e quindi si tratta di valutare quali sono gli investimenti
  più importanti per garantire la parità  di trattamento e di opportunità dei
  cittadini e per garantire alla lingua italiana il valore anche simbolico che
  essa deve avere. Un altro aspetto che crea differenze tra la teoria - lo statuto
  ufficiale della lingua - e la pratica, è quello direttamente legato
  al maggiore peso economico e demografico delle altre due lingue nazionali principali,
  per cui è ovvio che ci siano in Svizzera lingue che è più importante
  sapere e altre meno. Questi aspetti non potranno mai essere controbilanciati
  in modo completo e serio dalle leggi, perché richiederebbero un investimento
  troppo grande di risorse con un guadagno che tutto sommato resterebbe moderato.</description>
</item>

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