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<title>InfoPINO Portale d&amp;#039;Informazione Non Omologata</title>
<link>http://www.infopino.ch</link>
<description>InfoPINO - Ticino</description>
<language>italian</language>

<item>
<title>Gatti randagi: sterilizzare invece di affamare</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=899</link>
<description>&lt;br&gt;&lt;font color=&quot;#000099&quot;&gt;Riceviamo e pubblichiamo:&lt;/font&gt;&lt;/br&gt;
&lt;br&gt;Il GAR Gruppo Aiuto Randagi (ATRA/CDA/TicinoFelino)
    protesta con forza contro la risoluzione comunale che vieta di cibare i gatti
    randagi nel comune di Sorengo. Questa decisione, oltre che non rispettare
    la legge sulla protezione degli animali che prescrive di non arrecare sofferenze
    agli animali, è contraria
    ad ogni principio etico e civile, lasciando i gatti abbandonati senza il
    necessario sostentamento e mettendo così a rischio la loro sopravvivenza.&lt;br /&gt;
  Già durante
    il mese di novembre il GAR che opera a sostegno anche dei Municipi, era stato
    contattato dal Municipio di Sorengo che chiedeva aiuto nella gestione del
    problema. Abbiamo trasmesso un dossier con soluzioni concrete e dato la completa
    disponibilità ad operare direttamente,
    contribuendo anche a sostenerne i costi, per promuovere una campagna di sterilizzazione
    e adozione dei gatti randagi. Purtroppo però alla nostra proposta
    non è seguita alcuna risposta da parte del Municipio. &lt;br /&gt;
  La sterilizzazione è l'unica
    concreta soluzione al problema del randagismo felino, provvedimenti per altro
    già effettuati con successo in alcuni altri comuni del Cantone. Risolvere
    il problema del randagismo felino si può, ma il Municipio non può far
    pagare il prezzo agli animali che rischiano così la vita. Ricordiamo
    che i gatti randagi sono gatti abbandonati che, se non sterilizzati, possono
    diventare sicuramente un problema che ha, per altro, anche le dovute soluzioni.</description>
</item>

<item>
<title>La lingua italiana in Svizzera: tutelata, ma poco diffusa e considerata</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=898</link>
<description>&lt;br&gt;Pur essendo una delle lingue ufficiali della Confederazione elvetica,
  l'italiano fatica a godere di un'uguaglianza completa, e gli italofoni, in
  non pochi casi, devono esprimersi in tedesco o in francese. Affrontare la questione
  linguistica in Svizzera è  affare complesso perché sono tanti
  gli aspetti da valutare e certi dati, come quelli relativi agli svizzeri che
  usano l'italiano come prima lingua, vanno letti con attenzione, per evitare
  di offrire un quadro che non rispecchi la realtà. Dello stato di salute
  della lingua di Dante Alighieri in Svizzera parliamo, con l'intervista che
  segue, con Bruno Moretti, professore ordinario di linguistica italiana all'Università di
  Berna e condirettore dell'Istituto di Lingua e Letteratura italiana.&lt;/br&gt;
&lt;br&gt;&lt;em&gt;Prof. Moretti, lo status di lingua ufficiale della Confederazione elvetica
    garantisce effettivamente alla lingua italiana – secondo lei – pari
    dignità rispetto a quella tedesca e a quella francese?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
  Da un punto di vista giuridico non ho dubbi che la lingua italiana in Svizzera
  sia – potenzialmente - ben tutelata. I problemi nascono in primo luogo
  dall'applicazione, che di solito si scontra oggettivamente con l'ostacolo dei
  costi. Basti pensare, per fare solo un esempio banale, a quanti siti internet
  di istituzioni o eventi finanziati dalla Confederazione - come i Politecnici
  federali, ma anche musei, mostre, ecc. - non hanno pagine in italiano. Oppure
  si potrebbe pensare anche alla mancanza della traduzione simultanea nelle Camere
  federali, che costringe i politici italofoni a esprimersi in tedesco o francese.
  In questi casi di problemi legati ai costi, non è realistico richiedere
  un'uguaglianza completa e quindi si tratta di valutare quali sono gli investimenti
  più importanti per garantire la parità  di trattamento e di opportunità dei
  cittadini e per garantire alla lingua italiana il valore anche simbolico che
  essa deve avere. Un altro aspetto che crea differenze tra la teoria - lo statuto
  ufficiale della lingua - e la pratica, è quello direttamente legato
  al maggiore peso economico e demografico delle altre due lingue nazionali principali,
  per cui è ovvio che ci siano in Svizzera lingue che è più importante
  sapere e altre meno. Questi aspetti non potranno mai essere controbilanciati
  in modo completo e serio dalle leggi, perché richiederebbero un investimento
  troppo grande di risorse con un guadagno che tutto sommato resterebbe moderato.</description>
</item>

<item>
<title>Le bugie sul riscaldamento globale</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=897</link>
<description>&lt;br&gt;Nel seguito la mia traduzione dell’ articolo del rinomato consulente
  ambientalista, il dr Dr. Tim Ball, ex professore di climatologia alla università of
  Winnipe e ora consulente alla International Climate Science Coalition, Friends
  of Science e alla Frontier Centre for Public Policy. &lt;br /&gt;
  L’articolo è relativo
  ad un recente fatto di cronaca, uno scandalo dentro la fortezza della scienza
  climatica. Temo questo irriterà moltissimo
  i faziosi e gli innamorati dei “testimonials” del Global Warming,
  nonché del mito “salviamo il pianeta dall’umanità inquinante
  (in genere anche accompagnato dal concetto “perché qui siamo in
  troppi”). Pazienza...&lt;br /&gt;
  Penso è il tempo serio e urgente di smettere con le tifoserie ideologiche
  e l’ora invece di guardare la realtà dei fatti e capire, grazie
  a questo tempo propizio per gli svelamenti, che il nuovo mondo, la nuova epoca
  e l’uomo nuovo, devono uscire dalle nebbie della manipolazione (e, aggiungerei,
  dal glamour di holliwood…).&lt;br /&gt;
  La questione non è negare il cambiamento climatico (evidente), ma non
  sostenere che sia prodotto esclusivamente dall'uomo (come da scienziati del
  global warming e dalle conferenze climatiche varie) e che per questo occorra
  penalizzare economie di paesi (con extra tasse), quando non anche condannare
  a morte parte della umanità (perchè “siamo in troppi”,
  appunto). &lt;br /&gt;
  Ma torniamo all’articolo che sintetizzo e traduco (sulla versione
  inglese del sito tutto l’originale). Il titolo originale dell’autore:
  &lt;em&gt;Raffica mortale alla scienza climatica&lt;/em&gt; , tratto dal Canadianfreepress.com (stampa
  libera canadese), url completo a fine articolo.</description>
</item>

<item>
<title>Il nostro futuro? Affidiamolo ai giovani “pensatori”</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=896</link>
<description>&lt;br&gt;Un giovane docente e scrittore della
  Val Mesolcina si interroga sul presente e sul futuro della propria valle, proponendo
  delle riflessioni di ampio respiro che interessano non solo i temi che tratta
  abitualmente – la cultura e il mondo della scuola –, ma anche la
  politica e la religione: nell'intervista che segue il prof. Gerry Mottis è capace
  di cogliere la radice dei temi trattati perché, soprattutto come scrittore,
  si sta facendo strada con le proprie mani e con una sensibilità che
  gli consente di individuare il lato positivo di ogni situazione. Dalle parole
  di Mottis si comprende molto bene quanto sia importante la promozione culturale
  nei vari comuni della Val Mesolcina e della Val Calanca, e le relative responsabilità che
  devono assumersi le autorità  politiche, le quali, come afferma lo scrittore
  di Lostallo, “&lt;em&gt;dovrebbero capire il “valore” di un artista
  locale che potrebbe bene rappresentare il territorio e veicolare tramite la
  propria arte un riconoscimento che travalica il rendiconto economico. L’immagine
  del Comune o della Valle ne guadagnerebbe certamente. Basti pensare quali eredità ha
  lasciato Alberto Giacometti – in termine di immagine, e non solo – al
  paesino di Stampa&lt;/em&gt;”. &lt;/br&gt;
&lt;br&gt;&lt;em&gt;Prof. Mottis, come si possono descrivere i caratteri dell'identità dei
    mesolcinesi? &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
  La Mesolcina si presenta, a mio avviso, come identità comunitaria solo “sulla
  carta”. Il riconoscimento identitario ci è indotto dall’esterno,
  soprattutto dai mass-media che etichettano territori e popolazioni per comodità – i
  ticinesi, i grigionitaliani, la Svizzera italiana, i giovani moesani ecc. –,
  uniformando e banalizzando tutto e tutti. Riconosco ciononostante che vi sia
  un certo attaccamento territoriale e culturale soprattutto nell’alta
  valle, mentre l’estremità sud – Roveredo e dintorni – si
  sta piano piano aprendo al fenomeno dell'“immigrazione” ticinese
  e italiana che penetra sempre più verso nord, nelle vallate meno chiassose
  e più verdi. In questo senso anche la Mesolcina sta subendo i contraccolpi
  di una globalizzazione di persone che si spostano e portano con sé idee
  e costumi diversi, che vanno poi ad intaccare quell’unità identitaria
  di cui si discute. In ambito sportivo si stanno lentamente trovando delle sinergie
  tra alta e bassa valle, mentre in ambito culturale la divisione è oggi
  ancora accentuata come in passato, purtroppo. Le offerte culturali appaiono
  così iniziative settoriali, benché di buona qualità, e
  non rappresentano tutta la Valle.</description>
</item>

<item>
<title>Il bosco e il legno del Ticino: sequestatori di CO2</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=895</link>
<description>&lt;br&gt;&lt;font color=&quot;#000099&quot;&gt;Riceviamo e pubblichiamo: &lt;/font&gt;&lt;/br&gt;
&lt;br&gt;La conferenza sul clima di Kopenhagen è andata… com’è andata.
  Al di là di qualche dichiarazione generica (molte generica!) di buona
  volontà, ha cioè permesso di concludere ben poco. Ciò non
  toglie che l’esigenza di combattere il degrado climatico e ambientale
  rimanga di stretta attualità. Nel nostro piccolo, riteniamo pertanto
  necessario sottolineare come l’economia forestale e del legno contribuisca
  al miglioramento della situazione (forse più di molti commentatori e
  politici che si sono espressi negli scorsi giorni!).&lt;/br&gt;
&lt;br&gt;&lt;strong&gt;I boschi “divorano”  CO2… ma
    da soli non bastano&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
  I boschi  sono degli instancabili  “divoratori di CO2”. Basti
  pensare che prelevando 1 tonnellata di CO2 dall’aria sono in grado di
  produrre oltre 1 metro cubo di legno, immagazzinando inoltre l’equivalente
  di circa 2800 kWh di energia solare! Utilizzando energie non rinnovabili e
  materiali inquinanti, noi scarichiamo ogni giorno grandi quantità di
  CO2 nell’atmosfera, contribuendo a peggiorare il clima e l’ambiente.  Gli
  alberi, grazie alla fotosintesi,  „immagazzinano l’anidride carbonica” sottoforma
  di legno, liberando poi ossigeno. In tal modo, già oggi assorbono circa
  il 10% delle emissioni totali svizzere di CO2.&lt;br /&gt;
  Sarebbe tuttavia errato pensare di poter combattere l’effetto serra lasciando
  sviluppare il bosco all’infinito. In effetti, almeno nel nostro Cantone,
  i boschi rappresentano ormai già più del 50% del territorio,
  occupando quasi tutta la superficie non utilizzata dalle attività umane.
  Inoltre il volume di legname presente nei boschi svizzeri  è tra i più elevati
  dell’Europa, anche perché attualmente viene utilizzata appena
  la metà dei quasi 10 milioni di metri cubi di legname, che i nostri
  boschi svizzeri producono ogni anno. I provvedimenti più efficaci per
  ridurre le emissioni di CO non riguardano quindi il bosco, ma l’uso del
  legno.&lt;br /&gt;
  Il legname prodotto con una selvicoltura sostenibile, che nel nostro paese
  vanta oltre 120 anni di esperienza e tradizione, permette di immagazzinare
  per decenni o anche per secoli il carbonio presente nei tronchi d’albero.
  Le costruzioni e i manufatti in legno rappresentano perciò dei veri
  e propri  “accumulatori di CO2”, permettendo nel contempo alle
  giovani piantine, che possono crescere grazie al taglio di alberi adulti, di “sequestrare” nuova
  anidride carbonica.</description>
</item>

<item>
<title>Circhi senza animali: manifestazione a Lugano (foto)</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=894</link>
<description>&lt;br /&gt;
  &lt;font color=&quot;#000099&quot;&gt;Riceviamo e pubblichiamo: &lt;/font&gt;&lt;br&gt;Dopo la conferenza di venerdì 13 a Bellinzona durante la quale illustri
  relatori hanno approfondito il tema dell' aspetto diseducativo
  di circhi e zoo, ieri a Lugano gli attivisti dell'Associazione
  svizzera per l'abolizione della vivisezione e del Centro di
  Documentazione animalista hanno coinvolto decine di bambini e genitori con
  una singolare iniziativa: al centro di Piazza Dante è stata infatti allestita
  una gabbia che rinchiudeva simbolicamente un leone ed un elefante (2 attivisti
  in costume). Un concorso con facili domande sul diritto alla libertà  degli
  animali dava l' opportunità  ai bimbi di far uscire
  gli animali per abbracciarli, vincere un piccolo premio e scattare con loro
  delle belle fotografie: un momento di gioia per i più piccini e di riflessione
  per i genitori, che hanno approfondito il tema con volantini e altro materiale
  distribuito allo stand informativo sotto un gazebo.&lt;br /&gt;
  Una mostra fotografica contro lo sfruttamento e la detenzione degli animali,
  un filmato/testimonianza realizzato da un ex-dipendente di un circo e alcuni
  discorsi con il microfono, hanno arricchito questo pomeriggio informativo che
  ha attirato l'attenzione di tantissime persone su un argomento
  ormai discusso e considerato a livello internazionale.&lt;br /&gt;
  In serata gli attivisti hanno sfidato il freddo e si sono spostati di fronte
  al tendone del circo Knie per una manifestazione autorizzata e pacifica con
striscioni, volantini e megafono.</description>
</item>

<item>
<title>Pio Ortelli, uno scrittore sincero</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=893</link>
<description>&lt;br&gt;In Italia è poco conosciuto, eppure il suo stile limpido e i temi che
  affronta affascinano il lettore sin dalle prime pagine. Nato nel 1910 nella
  cittadina di Mendrisio, nel Canton Ticino, lo scrittore svizzero Pio Ortelli
  si afferma con un romanzo pubblicato nel 1948 intitolato &lt;em&gt;“&lt;em&gt;La
  cava della sabbia”&lt;/em&gt;&lt;/em&gt;: una storia in parte autobiografica, dove
  emergono con forza le fatiche, le ansie e i tormenti di una famiglia che riesce
  a vincere la povertà con il duro lavoro alla cava di sabbia di sua proprietà.
  E' un romanzo che offre un spaccato della società ticinese dei primi
  decenni del Novecento e affascina ancora oggi per la profondità interiore
  dei suoi protagonisti. Un romanzo che meriterebbe di essere pubblicato da un
  editore italiano così da proporlo anche ai lettori del Belpaese. Ecco,
  con l'intervista che segue, come il prof. Renato Martinoni, ordinario di letteratura
  italiana all'Università di San Gallo, presenta Pio Ortelli (morto nel
  1963) e la sua opera.&lt;br /&gt;&lt;br&gt;
    &lt;em&gt;Prof. Martinoni, secondo lei quali sono i caratteri originali della narrativa
    di Pio Ortelli?&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
  Ortelli è figlio del suo tempo. Nasce in una provincia e della provincia
  porta inevitabilmente anche i caratteri. Ma cerca subito di aprirsi, di conoscere,
  di fare delle esperienze letterarie. La sua originalità sta forse, un
  poco paradossalmente, nella sua fedeltà al paese in cui è cresciuto
  e al quale cerca di prestare la propria voce. Fa quello che anche altri, accanto
  a lui, fanno. Ci mette però molta sincerità e tanta buona voglia.
  Il grado di novità non è elevato. Ma si può essere originali
  anche scegliendo la via meno tortuosa. </description>
</item>

<item>
<title>Il Canton Ticino invitato al Festival Europeo del Gusto in Istria</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=892</link>
<description>&lt;br&gt;L'Associazione Internazionale Borghi Europei del Gusto è una rete che
  accomuna paesi e città di oltre tredici Stati Europei, che si impegnano
  a confrontare le politiche di valorizzazione del territorio, tramite iniziative
  di scambio (di rete, appunto) e di partecipazioni 'incrociate'.&lt;br /&gt;
  La Regione Valli di Lugano(Canton Ticino, Svizzera), ha aderito all'Associazione
  Internazionale nel maggio del 2009, assegnando, per il momento, la delega di
  rappresentanza al proprio Presidente ing.Francesco Ryf, al membro del Consiglio
  Regionale si.fa Ines Canonica (che fa parte del Consiglio di Amministrazione
  di Ticino Turismo) ed al Segretario Animatore Corrado Piattini.&lt;br /&gt;
  Mercoledì 28 ottobre, una delegazione della Associazione Internazionale
  Borghi Europei del Gusto incontrerà Francesco Tettamanti,direttore di
  Ticinowine, l’ente di promozione del vino ticinese di qualità ,
  al fine di consegnare da parte 
  della rete europea e degli Enti del Turismo di Salvore,Buie e Umago (Istria,Croazia),
  l'invito ufficiale a partecipare al Festival Europeo del Gusto, che si terrà in
  Istria la prima settimana del mese di dicembre.&lt;br /&gt;
  L'incontro si svolgerà presso la sede di Ticinowine a Balerna e costituirà un
  altro importante tassello nel lavoro di dialogo fra i borghi europei del gusto.&lt;br /&gt;
  Il Festival sarà una vera e propria conferenza stampa non stop, articolata
  in laboratori di informazione,laboratori di degustazione,laboratori di comunicazione
  radiotelevisiva e conoscerà la partecipazione di giornalisti e comunicatori,Pubblici
  Amministratori, Rappresentanti di Associazioni e Imprenditori di oltre 13 Paesi
  Europei.</description>
</item>

<item>
<title>Infibulazione: una pratica che ancora oggi affligge milioni di donne</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=891</link>
<description>&lt;br&gt;Anche se i media non prestano la dovuta attenzione al
  fenomeno dell'infibulazione, questa pratica sta assumendo proporzioni
  preoccupanti in Europa, dove è stata importata da immigrati provenienti
  da
  diverse regioni dell'Africa e della penisola arabica. Anche la Confederazione
  elvetica non è immune dal fenomeno dell'infibulazione: l’Unicef,
  ad esempio,
  alcuni anni fa stimava la presenza di 6700 donne circoncise in Svizzera. Per
  comprendere questo fenomeno e imparare soprattutto ad usare le parole giuste
  per realizzare un dialogo costruttivo tra chi è contrario all'infibulazione
  e chi,
  invece, la pratica e la tutela, ne parliamo con una studiosa svizzera, l'antropologa
  culturale Michela Nussio&lt;strong&gt;*&lt;/strong&gt;, che a questo fenomeno ha dedicato anche di recente
  la
  propria attenzione.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Dottoressa Nussio, cosa si intende per “circoncisione femminile” e
    cosa, invece,&lt;/em&gt;
    &lt;em&gt;per “infibulazione”?&lt;/em&gt;
    &lt;br /&gt;
  Con “circoncisione femminile” si intendono varie forme di pratiche
  sui genitali
  femminili che vanno da semplici lesioni a lesioni gravi, con asportazioni e
  cucitura. L’infibulazione è la forma più estrema. In inglese
  si parla di “Female
  Genital Mutilation” (FGM), preferisco tuttavia non utilizzare il termine
  “mutilazione” ma “circoncisione”.</description>
</item>

<item>
<title>La via del San Bernardino tra storia e prospettive future</title>
<link>http://www.infopino.ch/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=890</link>
<description>&lt;br&gt; “L'apertura della galleria del San Bernardino avvenuta una cinquantina
  di
  anni fa – esordisce il prof. Luigi Corfu, commentando
  i lavori svolti nel corso di un
  recente convegno dedicato al passo del San Bernardino –, ha indotto veloci
  processi di
  trasformazione che hanno profondamente inciso sul paesaggio, sull'economia,
  sulla
  cultura e sulla struttura sociale delle regioni poste a ridosso dello stesso,
  come la
  Mesolcina. L'impatto ha avuto effetti diversi sul versante nord e su quello
  sud,che si
  differenziano per il paesaggio naturale, la coesione sociale e l'identità  culturale.
  Pur nel
  quadro di un generale abbandono della montagna, a nord si è assistito
  al mantenimento di
  una sana base agricola e di una calibrata economia turistica condivisa da buona
  parte della
  popolazione. A sud, invece, si è avuto, anche se poco avvertito, un
  traumatico passaggio
  dallo zoccolo di sussistenza - costituito dalle faticose attività del
  settore primario -
  all'assoluta predominanza del terziario impiegatizio, con l'abbandono di gran
  parte del
  territorio coltivato alla vegetazione selvaggia, e ad un'urbanizzazione spesso
  estranea alla
  cultura locale e agli interessi profondi della collettività.
&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;em&gt;Prof. Corfu, chi ha promosso e organizzato questo convegno?&lt;/em&gt;
  &lt;br /&gt;
  L'idea, lanciata dal maggior storico vivente dei Grigioni, Martin Bundi, è  stata
  sostenuta
  dalla Società per la Ricerca sulla Cultura Grigione, che ne ha assunto
  il patrocinio insieme
  al comune di Mesocco. L'organizzazione è toccata ad un piccolo gruppo
  di lavoro.</description>
</item>

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