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Gatti randagi: sterilizzare invece di affamare - di infopino
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Riceviamo e pubblichiamo:
Il GAR Gruppo Aiuto Randagi (ATRA/CDA/TicinoFelino)
protesta con forza contro la risoluzione comunale che vieta di cibare i gatti
randagi nel comune di Sorengo. Questa decisione, oltre che non rispettare
la legge sulla protezione degli animali che prescrive di non arrecare sofferenze
agli animali, è contraria
ad ogni principio etico e civile, lasciando i gatti abbandonati senza il
necessario sostentamento e mettendo così a rischio la loro sopravvivenza.
Già durante
il mese di novembre il GAR che opera a sostegno anche dei Municipi, era stato
contattato dal Municipio di Sorengo che chiedeva aiuto nella gestione del
problema. Abbiamo trasmesso un dossier con soluzioni concrete e dato la completa
disponibilità ad operare direttamente,
contribuendo anche a sostenerne i costi, per promuovere una campagna di sterilizzazione
e adozione dei gatti randagi. Purtroppo però alla nostra proposta
non è seguita alcuna risposta da parte del Municipio.
La sterilizzazione è l'unica
concreta soluzione al problema del randagismo felino, provvedimenti per altro
già effettuati con successo in alcuni altri comuni del Cantone. Risolvere
il problema del randagismo felino si può, ma il Municipio non può far
pagare il prezzo agli animali che rischiano così la vita. Ricordiamo
che i gatti randagi sono gatti abbandonati che, se non sterilizzati, possono
diventare sicuramente un problema che ha, per altro, anche le dovute soluzioni.
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Pubblicato da infopino Mercoledì, 03 marzo 2010 @ 16:18:19 CST (15 letture)
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La lingua italiana in Svizzera: tutelata, ma poco diffusa e considerata - di Carlo
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Pur essendo una delle lingue ufficiali della Confederazione elvetica,
l'italiano fatica a godere di un'uguaglianza completa, e gli italofoni, in
non pochi casi, devono esprimersi in tedesco o in francese. Affrontare la questione
linguistica in Svizzera è affare complesso perché sono tanti
gli aspetti da valutare e certi dati, come quelli relativi agli svizzeri che
usano l'italiano come prima lingua, vanno letti con attenzione, per evitare
di offrire un quadro che non rispecchi la realtà. Dello stato di salute
della lingua di Dante Alighieri in Svizzera parliamo, con l'intervista che
segue, con Bruno Moretti, professore ordinario di linguistica italiana all'Università di
Berna e condirettore dell'Istituto di Lingua e Letteratura italiana.
Prof. Moretti, lo status di lingua ufficiale della Confederazione elvetica
garantisce effettivamente alla lingua italiana – secondo lei – pari
dignità rispetto a quella tedesca e a quella francese?
Da un punto di vista giuridico non ho dubbi che la lingua italiana in Svizzera
sia – potenzialmente - ben tutelata. I problemi nascono in primo luogo
dall'applicazione, che di solito si scontra oggettivamente con l'ostacolo dei
costi. Basti pensare, per fare solo un esempio banale, a quanti siti internet
di istituzioni o eventi finanziati dalla Confederazione - come i Politecnici
federali, ma anche musei, mostre, ecc. - non hanno pagine in italiano. Oppure
si potrebbe pensare anche alla mancanza della traduzione simultanea nelle Camere
federali, che costringe i politici italofoni a esprimersi in tedesco o francese.
In questi casi di problemi legati ai costi, non è realistico richiedere
un'uguaglianza completa e quindi si tratta di valutare quali sono gli investimenti
più importanti per garantire la parità di trattamento e di opportunità dei
cittadini e per garantire alla lingua italiana il valore anche simbolico che
essa deve avere. Un altro aspetto che crea differenze tra la teoria - lo statuto
ufficiale della lingua - e la pratica, è quello direttamente legato
al maggiore peso economico e demografico delle altre due lingue nazionali principali,
per cui è ovvio che ci siano in Svizzera lingue che è più importante
sapere e altre meno. Questi aspetti non potranno mai essere controbilanciati
in modo completo e serio dalle leggi, perché richiederebbero un investimento
troppo grande di risorse con un guadagno che tutto sommato resterebbe moderato.
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Pubblicato da Carlo Sabato, 06 febbraio 2010 @ 01:11:40 CST (93 letture)
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Le bugie sul riscaldamento globale - di tieferet
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Nel seguito la mia traduzione dell’ articolo del rinomato consulente
ambientalista, il dr Dr. Tim Ball, ex professore di climatologia alla università of
Winnipe e ora consulente alla International Climate Science Coalition, Friends
of Science e alla Frontier Centre for Public Policy.
L’articolo è relativo
ad un recente fatto di cronaca, uno scandalo dentro la fortezza della scienza
climatica. Temo questo irriterà moltissimo
i faziosi e gli innamorati dei “testimonials” del Global Warming,
nonché del mito “salviamo il pianeta dall’umanità inquinante
(in genere anche accompagnato dal concetto “perché qui siamo in
troppi”). Pazienza...
Penso è il tempo serio e urgente di smettere con le tifoserie ideologiche
e l’ora invece di guardare la realtà dei fatti e capire, grazie
a questo tempo propizio per gli svelamenti, che il nuovo mondo, la nuova epoca
e l’uomo nuovo, devono uscire dalle nebbie della manipolazione (e, aggiungerei,
dal glamour di holliwood…).
La questione non è negare il cambiamento climatico (evidente), ma non
sostenere che sia prodotto esclusivamente dall'uomo (come da scienziati del
global warming e dalle conferenze climatiche varie) e che per questo occorra
penalizzare economie di paesi (con extra tasse), quando non anche condannare
a morte parte della umanità (perchè “siamo in troppi”,
appunto).
Ma torniamo all’articolo che sintetizzo e traduco (sulla versione
inglese del sito tutto l’originale). Il titolo originale dell’autore:
Raffica mortale alla scienza climatica , tratto dal Canadianfreepress.com (stampa
libera canadese), url completo a fine articolo.
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Pubblicato da tieferet Sabato, 06 febbraio 2010 @ 00:15:18 CST (84 letture)
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Il nostro futuro? Affidiamolo ai giovani “pensatori” - di Carlo
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Un giovane docente e scrittore della
Val Mesolcina si interroga sul presente e sul futuro della propria valle, proponendo
delle riflessioni di ampio respiro che interessano non solo i temi che tratta
abitualmente – la cultura e il mondo della scuola –, ma anche la
politica e la religione: nell'intervista che segue il prof. Gerry Mottis è capace
di cogliere la radice dei temi trattati perché, soprattutto come scrittore,
si sta facendo strada con le proprie mani e con una sensibilità che
gli consente di individuare il lato positivo di ogni situazione. Dalle parole
di Mottis si comprende molto bene quanto sia importante la promozione culturale
nei vari comuni della Val Mesolcina e della Val Calanca, e le relative responsabilità che
devono assumersi le autorità politiche, le quali, come afferma lo scrittore
di Lostallo, “dovrebbero capire il “valore” di un artista
locale che potrebbe bene rappresentare il territorio e veicolare tramite la
propria arte un riconoscimento che travalica il rendiconto economico. L’immagine
del Comune o della Valle ne guadagnerebbe certamente. Basti pensare quali eredità ha
lasciato Alberto Giacometti – in termine di immagine, e non solo – al
paesino di Stampa”.
Prof. Mottis, come si possono descrivere i caratteri dell'identità dei
mesolcinesi?
La Mesolcina si presenta, a mio avviso, come identità comunitaria solo “sulla
carta”. Il riconoscimento identitario ci è indotto dall’esterno,
soprattutto dai mass-media che etichettano territori e popolazioni per comodità – i
ticinesi, i grigionitaliani, la Svizzera italiana, i giovani moesani ecc. –,
uniformando e banalizzando tutto e tutti. Riconosco ciononostante che vi sia
un certo attaccamento territoriale e culturale soprattutto nell’alta
valle, mentre l’estremità sud – Roveredo e dintorni – si
sta piano piano aprendo al fenomeno dell'“immigrazione” ticinese
e italiana che penetra sempre più verso nord, nelle vallate meno chiassose
e più verdi. In questo senso anche la Mesolcina sta subendo i contraccolpi
di una globalizzazione di persone che si spostano e portano con sé idee
e costumi diversi, che vanno poi ad intaccare quell’unità identitaria
di cui si discute. In ambito sportivo si stanno lentamente trovando delle sinergie
tra alta e bassa valle, mentre in ambito culturale la divisione è oggi
ancora accentuata come in passato, purtroppo. Le offerte culturali appaiono
così iniziative settoriali, benché di buona qualità, e
non rappresentano tutta la Valle.
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Pubblicato da Carlo Martedì, 29 dicembre 2009 @ 02:33:06 CST (132 letture)
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Il bosco e il legno del Ticino: sequestatori di CO2 - di infopino
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Riceviamo e pubblichiamo:
La conferenza sul clima di Kopenhagen è andata… com’è andata.
Al di là di qualche dichiarazione generica (molte generica!) di buona
volontà, ha cioè permesso di concludere ben poco. Ciò non
toglie che l’esigenza di combattere il degrado climatico e ambientale
rimanga di stretta attualità. Nel nostro piccolo, riteniamo pertanto
necessario sottolineare come l’economia forestale e del legno contribuisca
al miglioramento della situazione (forse più di molti commentatori e
politici che si sono espressi negli scorsi giorni!).
I boschi “divorano” CO2… ma
da soli non bastano
I boschi sono degli instancabili “divoratori di CO2”. Basti
pensare che prelevando 1 tonnellata di CO2 dall’aria sono in grado di
produrre oltre 1 metro cubo di legno, immagazzinando inoltre l’equivalente
di circa 2800 kWh di energia solare! Utilizzando energie non rinnovabili e
materiali inquinanti, noi scarichiamo ogni giorno grandi quantità di
CO2 nell’atmosfera, contribuendo a peggiorare il clima e l’ambiente. Gli
alberi, grazie alla fotosintesi, „immagazzinano l’anidride carbonica” sottoforma
di legno, liberando poi ossigeno. In tal modo, già oggi assorbono circa
il 10% delle emissioni totali svizzere di CO2.
Sarebbe tuttavia errato pensare di poter combattere l’effetto serra lasciando
sviluppare il bosco all’infinito. In effetti, almeno nel nostro Cantone,
i boschi rappresentano ormai già più del 50% del territorio,
occupando quasi tutta la superficie non utilizzata dalle attività umane.
Inoltre il volume di legname presente nei boschi svizzeri è tra i più elevati
dell’Europa, anche perché attualmente viene utilizzata appena
la metà dei quasi 10 milioni di metri cubi di legname, che i nostri
boschi svizzeri producono ogni anno. I provvedimenti più efficaci per
ridurre le emissioni di CO non riguardano quindi il bosco, ma l’uso del
legno.
Il legname prodotto con una selvicoltura sostenibile, che nel nostro paese
vanta oltre 120 anni di esperienza e tradizione, permette di immagazzinare
per decenni o anche per secoli il carbonio presente nei tronchi d’albero.
Le costruzioni e i manufatti in legno rappresentano perciò dei veri
e propri “accumulatori di CO2”, permettendo nel contempo alle
giovani piantine, che possono crescere grazie al taglio di alberi adulti, di “sequestrare” nuova
anidride carbonica.
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Pubblicato da infopino Sabato, 26 dicembre 2009 @ 12:12:02 CST (177 letture)
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Circhi senza animali: manifestazione a Lugano (foto) - di infopino
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Riceviamo e pubblichiamo: Dopo la conferenza di venerdì 13 a Bellinzona durante la quale illustri
relatori hanno approfondito il tema dell' aspetto diseducativo
di circhi e zoo, ieri a Lugano gli attivisti dell'Associazione
svizzera per l'abolizione della vivisezione e del Centro di
Documentazione animalista hanno coinvolto decine di bambini e genitori con
una singolare iniziativa: al centro di Piazza Dante è stata infatti allestita
una gabbia che rinchiudeva simbolicamente un leone ed un elefante (2 attivisti
in costume). Un concorso con facili domande sul diritto alla libertà degli
animali dava l' opportunità ai bimbi di far uscire
gli animali per abbracciarli, vincere un piccolo premio e scattare con loro
delle belle fotografie: un momento di gioia per i più piccini e di riflessione
per i genitori, che hanno approfondito il tema con volantini e altro materiale
distribuito allo stand informativo sotto un gazebo.
Una mostra fotografica contro lo sfruttamento e la detenzione degli animali,
un filmato/testimonianza realizzato da un ex-dipendente di un circo e alcuni
discorsi con il microfono, hanno arricchito questo pomeriggio informativo che
ha attirato l'attenzione di tantissime persone su un argomento
ormai discusso e considerato a livello internazionale.
In serata gli attivisti hanno sfidato il freddo e si sono spostati di fronte
al tendone del circo Knie per una manifestazione autorizzata e pacifica con
striscioni, volantini e megafono.
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Pubblicato da infopino Domenica, 22 novembre 2009 @ 13:33:03 CST (191 letture)
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Pio Ortelli, uno scrittore sincero - di Carlo
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In Italia è poco conosciuto, eppure il suo stile limpido e i temi che
affronta affascinano il lettore sin dalle prime pagine. Nato nel 1910 nella
cittadina di Mendrisio, nel Canton Ticino, lo scrittore svizzero Pio Ortelli
si afferma con un romanzo pubblicato nel 1948 intitolato “La
cava della sabbia”: una storia in parte autobiografica, dove
emergono con forza le fatiche, le ansie e i tormenti di una famiglia che riesce
a vincere la povertà con il duro lavoro alla cava di sabbia di sua proprietà.
E' un romanzo che offre un spaccato della società ticinese dei primi
decenni del Novecento e affascina ancora oggi per la profondità interiore
dei suoi protagonisti. Un romanzo che meriterebbe di essere pubblicato da un
editore italiano così da proporlo anche ai lettori del Belpaese. Ecco,
con l'intervista che segue, come il prof. Renato Martinoni, ordinario di letteratura
italiana all'Università di San Gallo, presenta Pio Ortelli (morto nel
1963) e la sua opera.
Prof. Martinoni, secondo lei quali sono i caratteri originali della narrativa
di Pio Ortelli?
Ortelli è figlio del suo tempo. Nasce in una provincia e della provincia
porta inevitabilmente anche i caratteri. Ma cerca subito di aprirsi, di conoscere,
di fare delle esperienze letterarie. La sua originalità sta forse, un
poco paradossalmente, nella sua fedeltà al paese in cui è cresciuto
e al quale cerca di prestare la propria voce. Fa quello che anche altri, accanto
a lui, fanno. Ci mette però molta sincerità e tanta buona voglia.
Il grado di novità non è elevato. Ma si può essere originali
anche scegliendo la via meno tortuosa.
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Pubblicato da Carlo Domenica, 22 novembre 2009 @ 13:04:31 CST (169 letture)
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Il Canton Ticino invitato al Festival Europeo del Gusto in Istria - di italiadelgusto
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L'Associazione Internazionale Borghi Europei del Gusto è una rete che
accomuna paesi e città di oltre tredici Stati Europei, che si impegnano
a confrontare le politiche di valorizzazione del territorio, tramite iniziative
di scambio (di rete, appunto) e di partecipazioni 'incrociate'.
La Regione Valli di Lugano(Canton Ticino, Svizzera), ha aderito all'Associazione
Internazionale nel maggio del 2009, assegnando, per il momento, la delega di
rappresentanza al proprio Presidente ing.Francesco Ryf, al membro del Consiglio
Regionale si.fa Ines Canonica (che fa parte del Consiglio di Amministrazione
di Ticino Turismo) ed al Segretario Animatore Corrado Piattini.
Mercoledì 28 ottobre, una delegazione della Associazione Internazionale
Borghi Europei del Gusto incontrerà Francesco Tettamanti,direttore di
Ticinowine, l’ente di promozione del vino ticinese di qualità ,
al fine di consegnare da parte
della rete europea e degli Enti del Turismo di Salvore,Buie e Umago (Istria,Croazia),
l'invito ufficiale a partecipare al Festival Europeo del Gusto, che si terrà in
Istria la prima settimana del mese di dicembre.
L'incontro si svolgerà presso la sede di Ticinowine a Balerna e costituirà un
altro importante tassello nel lavoro di dialogo fra i borghi europei del gusto.
Il Festival sarà una vera e propria conferenza stampa non stop, articolata
in laboratori di informazione,laboratori di degustazione,laboratori di comunicazione
radiotelevisiva e conoscerà la partecipazione di giornalisti e comunicatori,Pubblici
Amministratori, Rappresentanti di Associazioni e Imprenditori di oltre 13 Paesi
Europei.
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Pubblicato da italiadelgusto Venerdì, 23 ottobre 2009 @ 13:35:38 CDT (237 letture)
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Infibulazione: una pratica che ancora oggi affligge milioni di donne - di Carlo
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Anche se i media non prestano la dovuta attenzione al
fenomeno dell'infibulazione, questa pratica sta assumendo proporzioni
preoccupanti in Europa, dove è stata importata da immigrati provenienti
da
diverse regioni dell'Africa e della penisola arabica. Anche la Confederazione
elvetica non è immune dal fenomeno dell'infibulazione: l’Unicef,
ad esempio,
alcuni anni fa stimava la presenza di 6700 donne circoncise in Svizzera. Per
comprendere questo fenomeno e imparare soprattutto ad usare le parole giuste
per realizzare un dialogo costruttivo tra chi è contrario all'infibulazione
e chi,
invece, la pratica e la tutela, ne parliamo con una studiosa svizzera, l'antropologa
culturale Michela Nussio*, che a questo fenomeno ha dedicato anche di recente
la
propria attenzione.
Dottoressa Nussio, cosa si intende per “circoncisione femminile” e
cosa, invece,
per “infibulazione”?
Con “circoncisione femminile” si intendono varie forme di pratiche
sui genitali
femminili che vanno da semplici lesioni a lesioni gravi, con asportazioni e
cucitura. L’infibulazione è la forma più estrema. In inglese
si parla di “Female
Genital Mutilation” (FGM), preferisco tuttavia non utilizzare il termine
“mutilazione” ma “circoncisione”.
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Pubblicato da Carlo Lunedì, 12 ottobre 2009 @ 12:53:33 CDT (367 letture)
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La via del San Bernardino tra storia e prospettive future - di Carlo
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“L'apertura della galleria del San Bernardino avvenuta una cinquantina
di
anni fa – esordisce il prof. Luigi Corfu, commentando
i lavori svolti nel corso di un
recente convegno dedicato al passo del San Bernardino –, ha indotto veloci
processi di
trasformazione che hanno profondamente inciso sul paesaggio, sull'economia,
sulla
cultura e sulla struttura sociale delle regioni poste a ridosso dello stesso,
come la
Mesolcina. L'impatto ha avuto effetti diversi sul versante nord e su quello
sud,che si
differenziano per il paesaggio naturale, la coesione sociale e l'identità culturale.
Pur nel
quadro di un generale abbandono della montagna, a nord si è assistito
al mantenimento di
una sana base agricola e di una calibrata economia turistica condivisa da buona
parte della
popolazione. A sud, invece, si è avuto, anche se poco avvertito, un
traumatico passaggio
dallo zoccolo di sussistenza - costituito dalle faticose attività del
settore primario -
all'assoluta predominanza del terziario impiegatizio, con l'abbandono di gran
parte del
territorio coltivato alla vegetazione selvaggia, e ad un'urbanizzazione spesso
estranea alla
cultura locale e agli interessi profondi della collettività.
Prof. Corfu, chi ha promosso e organizzato questo convegno?
L'idea, lanciata dal maggior storico vivente dei Grigioni, Martin Bundi, è stata
sostenuta
dalla Società per la Ricerca sulla Cultura Grigione, che ne ha assunto
il patrocinio insieme
al comune di Mesocco. L'organizzazione è toccata ad un piccolo gruppo
di lavoro.
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Pubblicato da Carlo Sabato, 03 ottobre 2009 @ 12:44:02 CDT (316 letture)
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