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La lingua italiana in Svizzera: tutelata, ma poco diffusa e considerata - di Carlo
Miscellanea
Pur essendo una delle lingue ufficiali della Confederazione elvetica, l'italiano fatica a godere di un'uguaglianza completa, e gli italofoni, in non pochi casi, devono esprimersi in tedesco o in francese. Affrontare la questione linguistica in Svizzera è affare complesso perché sono tanti gli aspetti da valutare e certi dati, come quelli relativi agli svizzeri che usano l'italiano come prima lingua, vanno letti con attenzione, per evitare di offrire un quadro che non rispecchi la realtà. Dello stato di salute della lingua di Dante Alighieri in Svizzera parliamo, con l'intervista che segue, con Bruno Moretti, professore ordinario di linguistica italiana all'Università di Berna e condirettore dell'Istituto di Lingua e Letteratura italiana.

Prof. Moretti, lo status di lingua ufficiale della Confederazione elvetica garantisce effettivamente alla lingua italiana – secondo lei – pari dignità rispetto a quella tedesca e a quella francese?
Da un punto di vista giuridico non ho dubbi che la lingua italiana in Svizzera sia – potenzialmente - ben tutelata. I problemi nascono in primo luogo dall'applicazione, che di solito si scontra oggettivamente con l'ostacolo dei costi. Basti pensare, per fare solo un esempio banale, a quanti siti internet di istituzioni o eventi finanziati dalla Confederazione - come i Politecnici federali, ma anche musei, mostre, ecc. - non hanno pagine in italiano. Oppure si potrebbe pensare anche alla mancanza della traduzione simultanea nelle Camere federali, che costringe i politici italofoni a esprimersi in tedesco o francese. In questi casi di problemi legati ai costi, non è realistico richiedere un'uguaglianza completa e quindi si tratta di valutare quali sono gli investimenti più importanti per garantire la parità di trattamento e di opportunità dei cittadini e per garantire alla lingua italiana il valore anche simbolico che essa deve avere. Un altro aspetto che crea differenze tra la teoria - lo statuto ufficiale della lingua - e la pratica, è quello direttamente legato al maggiore peso economico e demografico delle altre due lingue nazionali principali, per cui è ovvio che ci siano in Svizzera lingue che è più importante sapere e altre meno. Questi aspetti non potranno mai essere controbilanciati in modo completo e serio dalle leggi, perché richiederebbero un investimento troppo grande di risorse con un guadagno che tutto sommato resterebbe moderato.

Pubblicato da Carlo Sabato, 06 febbraio 2010 @ 01:11:40 CST (10 letture)
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Le bugie sul riscaldamento globale - di tieferet
Ambiente
Nel seguito la mia traduzione dell’ articolo del rinomato consulente ambientalista, il dr Dr. Tim Ball, ex professore di climatologia alla università of Winnipe e ora consulente alla International Climate Science Coalition, Friends of Science e alla Frontier Centre for Public Policy.
L’articolo è relativo ad un recente fatto di cronaca, uno scandalo dentro la fortezza della scienza climatica. Temo questo irriterà moltissimo i faziosi e gli innamorati dei “testimonials” del Global Warming, nonché del mito “salviamo il pianeta dall’umanità inquinante (in genere anche accompagnato dal concetto “perché qui siamo in troppi”). Pazienza...
Penso è il tempo serio e urgente di smettere con le tifoserie ideologiche e l’ora invece di guardare la realtà dei fatti e capire, grazie a questo tempo propizio per gli svelamenti, che il nuovo mondo, la nuova epoca e l’uomo nuovo, devono uscire dalle nebbie della manipolazione (e, aggiungerei, dal glamour di holliwood…).
La questione non è negare il cambiamento climatico (evidente), ma non sostenere che sia prodotto esclusivamente dall'uomo (come da scienziati del global warming e dalle conferenze climatiche varie) e che per questo occorra penalizzare economie di paesi (con extra tasse), quando non anche condannare a morte parte della umanità (perchè “siamo in troppi”, appunto).
Ma torniamo all’articolo che sintetizzo e traduco (sulla versione inglese del sito tutto l’originale). Il titolo originale dell’autore: Raffica mortale alla scienza climatica , tratto dal Canadianfreepress.com (stampa libera canadese), url completo a fine articolo.

Pubblicato da tieferet Sabato, 06 febbraio 2010 @ 00:15:18 CST (11 letture)
(Leggi Tutto... | 9624 bytes aggiuntivi | commenti? | Voto: 0)

Il nostro futuro? Affidiamolo ai giovani “pensatori” - di Carlo
Miscellanea
Un giovane docente e scrittore della Val Mesolcina si interroga sul presente e sul futuro della propria valle, proponendo delle riflessioni di ampio respiro che interessano non solo i temi che tratta abitualmente – la cultura e il mondo della scuola –, ma anche la politica e la religione: nell'intervista che segue il prof. Gerry Mottis è capace di cogliere la radice dei temi trattati perché, soprattutto come scrittore, si sta facendo strada con le proprie mani e con una sensibilità che gli consente di individuare il lato positivo di ogni situazione. Dalle parole di Mottis si comprende molto bene quanto sia importante la promozione culturale nei vari comuni della Val Mesolcina e della Val Calanca, e le relative responsabilità che devono assumersi le autorità politiche, le quali, come afferma lo scrittore di Lostallo, “dovrebbero capire il “valore” di un artista locale che potrebbe bene rappresentare il territorio e veicolare tramite la propria arte un riconoscimento che travalica il rendiconto economico. L’immagine del Comune o della Valle ne guadagnerebbe certamente. Basti pensare quali eredità ha lasciato Alberto Giacometti – in termine di immagine, e non solo – al paesino di Stampa”.

Prof. Mottis, come si possono descrivere i caratteri dell'identità dei mesolcinesi?
La Mesolcina si presenta, a mio avviso, come identità comunitaria solo “sulla carta”. Il riconoscimento identitario ci è indotto dall’esterno, soprattutto dai mass-media che etichettano territori e popolazioni per comodità – i ticinesi, i grigionitaliani, la Svizzera italiana, i giovani moesani ecc. –, uniformando e banalizzando tutto e tutti. Riconosco ciononostante che vi sia un certo attaccamento territoriale e culturale soprattutto nell’alta valle, mentre l’estremità sud – Roveredo e dintorni – si sta piano piano aprendo al fenomeno dell'“immigrazione” ticinese e italiana che penetra sempre più verso nord, nelle vallate meno chiassose e più verdi. In questo senso anche la Mesolcina sta subendo i contraccolpi di una globalizzazione di persone che si spostano e portano con sé idee e costumi diversi, che vanno poi ad intaccare quell’unità identitaria di cui si discute. In ambito sportivo si stanno lentamente trovando delle sinergie tra alta e bassa valle, mentre in ambito culturale la divisione è oggi ancora accentuata come in passato, purtroppo. Le offerte culturali appaiono così iniziative settoriali, benché di buona qualità, e non rappresentano tutta la Valle.

Pubblicato da Carlo Martedì, 29 dicembre 2009 @ 02:33:06 CST (75 letture)
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Il bosco e il legno del Ticino: sequestatori di CO2 - di infopino
Ambiente
Riceviamo e pubblichiamo:

La conferenza sul clima di Kopenhagen è andata… com’è andata. Al di là di qualche dichiarazione generica (molte generica!) di buona volontà, ha cioè permesso di concludere ben poco. Ciò non toglie che l’esigenza di combattere il degrado climatico e ambientale rimanga di stretta attualità. Nel nostro piccolo, riteniamo pertanto necessario sottolineare come l’economia forestale e del legno contribuisca al miglioramento della situazione (forse più di molti commentatori e politici che si sono espressi negli scorsi giorni!).

I boschi “divorano” CO2… ma da soli non bastano
I boschi  sono degli instancabili “divoratori di CO2”. Basti pensare che prelevando 1 tonnellata di CO2 dall’aria sono in grado di produrre oltre 1 metro cubo di legno, immagazzinando inoltre l’equivalente di circa 2800 kWh di energia solare! Utilizzando energie non rinnovabili e materiali inquinanti, noi scarichiamo ogni giorno grandi quantità di CO2 nell’atmosfera, contribuendo a peggiorare il clima e l’ambiente.  Gli alberi, grazie alla fotosintesi, „immagazzinano l’anidride carbonica” sottoforma di legno, liberando poi ossigeno. In tal modo, già oggi assorbono circa il 10% delle emissioni totali svizzere di CO2.
Sarebbe tuttavia errato pensare di poter combattere l’effetto serra lasciando sviluppare il bosco all’infinito. In effetti, almeno nel nostro Cantone, i boschi rappresentano ormai già più del 50% del territorio, occupando quasi tutta la superficie non utilizzata dalle attività umane. Inoltre il volume di legname presente nei boschi svizzeri è tra i più elevati dell’Europa, anche perché attualmente viene utilizzata appena la metà dei quasi 10 milioni di metri cubi di legname, che i nostri boschi svizzeri producono ogni anno. I provvedimenti più efficaci per ridurre le emissioni di CO non riguardano quindi il bosco, ma l’uso del legno.
Il legname prodotto con una selvicoltura sostenibile, che nel nostro paese vanta oltre 120 anni di esperienza e tradizione, permette di immagazzinare per decenni o anche per secoli il carbonio presente nei tronchi d’albero. Le costruzioni e i manufatti in legno rappresentano perciò dei veri e propri “accumulatori di CO2”, permettendo nel contempo alle giovani piantine, che possono crescere grazie al taglio di alberi adulti, di “sequestrare” nuova anidride carbonica.

Pubblicato da infopino Sabato, 26 dicembre 2009 @ 12:12:02 CST (94 letture)
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Circhi senza animali: manifestazione a Lugano (foto) - di infopino
Miscellanea
Riceviamo e pubblichiamo:
Dopo la conferenza di venerdì 13 a Bellinzona durante la quale illustri relatori hanno approfondito il tema dell' aspetto diseducativo di circhi e zoo, ieri a Lugano gli attivisti dell'Associazione svizzera per l'abolizione della vivisezione e del Centro di Documentazione animalista hanno coinvolto decine di bambini e genitori con una singolare iniziativa: al centro di Piazza Dante è stata infatti allestita una gabbia che rinchiudeva simbolicamente un leone ed un elefante (2 attivisti in costume). Un concorso con facili domande sul diritto alla libertà  degli animali dava l' opportunità  ai bimbi di far uscire gli animali per abbracciarli, vincere un piccolo premio e scattare con loro delle belle fotografie: un momento di gioia per i più piccini e di riflessione per i genitori, che hanno approfondito il tema con volantini e altro materiale distribuito allo stand informativo sotto un gazebo.
Una mostra fotografica contro lo sfruttamento e la detenzione degli animali, un filmato/testimonianza realizzato da un ex-dipendente di un circo e alcuni discorsi con il microfono, hanno arricchito questo pomeriggio informativo che ha attirato l'attenzione di tantissime persone su un argomento ormai discusso e considerato a livello internazionale.
In serata gli attivisti hanno sfidato il freddo e si sono spostati di fronte al tendone del circo Knie per una manifestazione autorizzata e pacifica con striscioni, volantini e megafono.

Pubblicato da infopino Domenica, 22 novembre 2009 @ 13:33:03 CST (158 letture)
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Pio Ortelli, uno scrittore sincero - di Carlo
Miscellanea
In Italia è poco conosciuto, eppure il suo stile limpido e i temi che affronta affascinano il lettore sin dalle prime pagine. Nato nel 1910 nella cittadina di Mendrisio, nel Canton Ticino, lo scrittore svizzero Pio Ortelli si afferma con un romanzo pubblicato nel 1948 intitolato La cava della sabbia”: una storia in parte autobiografica, dove emergono con forza le fatiche, le ansie e i tormenti di una famiglia che riesce a vincere la povertà con il duro lavoro alla cava di sabbia di sua proprietà. E' un romanzo che offre un spaccato della società ticinese dei primi decenni del Novecento e affascina ancora oggi per la profondità interiore dei suoi protagonisti. Un romanzo che meriterebbe di essere pubblicato da un editore italiano così da proporlo anche ai lettori del Belpaese. Ecco, con l'intervista che segue, come il prof. Renato Martinoni, ordinario di letteratura italiana all'Università di San Gallo, presenta Pio Ortelli (morto nel 1963) e la sua opera.

Prof. Martinoni, secondo lei quali sono i caratteri originali della narrativa di Pio Ortelli?
Ortelli è figlio del suo tempo. Nasce in una provincia e della provincia porta inevitabilmente anche i caratteri. Ma cerca subito di aprirsi, di conoscere, di fare delle esperienze letterarie. La sua originalità sta forse, un poco paradossalmente, nella sua fedeltà al paese in cui è cresciuto e al quale cerca di prestare la propria voce. Fa quello che anche altri, accanto a lui, fanno. Ci mette però molta sincerità e tanta buona voglia. Il grado di novità non è elevato. Ma si può essere originali anche scegliendo la via meno tortuosa.

Pubblicato da Carlo Domenica, 22 novembre 2009 @ 13:04:31 CST (144 letture)
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Il Canton Ticino invitato al Festival Europeo del Gusto in Istria - di italiadelgusto
Miscellanea
L'Associazione Internazionale Borghi Europei del Gusto è una rete che accomuna paesi e città di oltre tredici Stati Europei, che si impegnano a confrontare le politiche di valorizzazione del territorio, tramite iniziative di scambio (di rete, appunto) e di partecipazioni 'incrociate'.
La Regione Valli di Lugano(Canton Ticino, Svizzera), ha aderito all'Associazione Internazionale nel maggio del 2009, assegnando, per il momento, la delega di rappresentanza al proprio Presidente ing.Francesco Ryf, al membro del Consiglio Regionale si.fa Ines Canonica (che fa parte del Consiglio di Amministrazione di Ticino Turismo) ed al Segretario Animatore Corrado Piattini.
Mercoledì 28 ottobre, una delegazione della Associazione Internazionale Borghi Europei del Gusto incontrerà Francesco Tettamanti,direttore di Ticinowine, l’ente di promozione del vino ticinese di qualità , al fine di consegnare da parte della rete europea e degli Enti del Turismo di Salvore,Buie e Umago (Istria,Croazia), l'invito ufficiale a partecipare al Festival Europeo del Gusto, che si terrà in Istria la prima settimana del mese di dicembre.
L'incontro si svolgerà presso la sede di Ticinowine a Balerna e costituirà un altro importante tassello nel lavoro di dialogo fra i borghi europei del gusto.
Il Festival sarà una vera e propria conferenza stampa non stop, articolata in laboratori di informazione,laboratori di degustazione,laboratori di comunicazione radiotelevisiva e conoscerà la partecipazione di giornalisti e comunicatori,Pubblici Amministratori, Rappresentanti di Associazioni e Imprenditori di oltre 13 Paesi Europei.

Pubblicato da italiadelgusto Venerdì, 23 ottobre 2009 @ 13:35:38 CDT (207 letture)
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Infibulazione: una pratica che ancora oggi affligge milioni di donne - di Carlo
Società
Anche se i media non prestano la dovuta attenzione al fenomeno dell'infibulazione, questa pratica sta assumendo proporzioni preoccupanti in Europa, dove è stata importata da immigrati provenienti da diverse regioni dell'Africa e della penisola arabica. Anche la Confederazione elvetica non è immune dal fenomeno dell'infibulazione: l’Unicef, ad esempio, alcuni anni fa stimava la presenza di 6700 donne circoncise in Svizzera. Per comprendere questo fenomeno e imparare soprattutto ad usare le parole giuste per realizzare un dialogo costruttivo tra chi è contrario all'infibulazione e chi, invece, la pratica e la tutela, ne parliamo con una studiosa svizzera, l'antropologa culturale Michela Nussio*, che a questo fenomeno ha dedicato anche di recente la propria attenzione.

Dottoressa Nussio, cosa si intende per “circoncisione femminile” e cosa, invece, per “infibulazione”?
Con “circoncisione femminile” si intendono varie forme di pratiche sui genitali femminili che vanno da semplici lesioni a lesioni gravi, con asportazioni e cucitura. L’infibulazione è la forma più estrema. In inglese si parla di “Female Genital Mutilation” (FGM), preferisco tuttavia non utilizzare il termine “mutilazione” ma “circoncisione”.


Pubblicato da Carlo Lunedì, 12 ottobre 2009 @ 12:53:33 CDT (321 letture)
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La via del San Bernardino tra storia e prospettive future - di Carlo
Miscellanea
 “L'apertura della galleria del San Bernardino avvenuta una cinquantina di anni fa – esordisce il prof. Luigi Corfu, commentando i lavori svolti nel corso di un recente convegno dedicato al passo del San Bernardino –, ha indotto veloci processi di trasformazione che hanno profondamente inciso sul paesaggio, sull'economia, sulla cultura e sulla struttura sociale delle regioni poste a ridosso dello stesso, come la Mesolcina. L'impatto ha avuto effetti diversi sul versante nord e su quello sud,che si differenziano per il paesaggio naturale, la coesione sociale e l'identità culturale. Pur nel quadro di un generale abbandono della montagna, a nord si è assistito al mantenimento di una sana base agricola e di una calibrata economia turistica condivisa da buona parte della popolazione. A sud, invece, si è avuto, anche se poco avvertito, un traumatico passaggio dallo zoccolo di sussistenza - costituito dalle faticose attività del settore primario - all'assoluta predominanza del terziario impiegatizio, con l'abbandono di gran parte del territorio coltivato alla vegetazione selvaggia, e ad un'urbanizzazione spesso estranea alla cultura locale e agli interessi profondi della collettività.

Prof. Corfu, chi ha promosso e organizzato questo convegno?
L'idea, lanciata dal maggior storico vivente dei Grigioni, Martin Bundi, è stata sostenuta dalla Società per la Ricerca sulla Cultura Grigione, che ne ha assunto il patrocinio insieme al comune di Mesocco. L'organizzazione è toccata ad un piccolo gruppo di lavoro.

Pubblicato da Carlo Sabato, 03 ottobre 2009 @ 12:44:02 CDT (276 letture)
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Cassa malati unica e fondo di solidarietà - di maxarifay
Medicina e Salute
I giovani ticinesi fra i 19 e i 25 anni pagheranno nel 2010 dei premi di cassa malati maggiorati del 9,4%. Riguarderà loro principalmente la stangata degli ormai tradizionali aumenti dei premi in questo settore. Aumenti dovuti al fatto che in Svizzera la salute della popolazione è un affare redditizio retto dalla legge del mercato e non da quello del benessere collettivo: le assicurazioni private intendono guadagnare sulle spalle dei malati e il nostro governo approva questa situazione.
Il Partito Comunista ribadisce la necessità di creare una sola cassa malati statale, un servizio pubblico con premi in base al reddito. Questa idea era stata bocciata in votazione popolare pochi anni fa a causa della costosa campagna di disinformazione che ha creato paure ingiustificate fra i ceti popolari. Ma oggi siamo al punto di partenza: nulla è migliorato e si impone un drastico cambiamento di rotta, una riforma strutturale in questo settore!
Rivendichiamo quindi una cassa malati unica, pubblica e sociale a livello federale, ma se Berna continuerà ad essere insensibile ai problemi della popolazione e continuerà solo a garantire il profitto degli assicuratori privati, allora che si parta in Ticino almeno con un fondo di solidarietà pagato dalle imprese (che sono in parte responsabili di tante malattie professionali) e dai redditi più alti per finanziare i sussidi cantonali, i cui limiti vanno estesi per le famiglie a un imponibile di almeno 34'000 fr. come chiede un'iniziativa socialista ancora pendente.

Pubblicato da maxarifay Venerdì, 02 ottobre 2009 @ 00:24:30 CDT (274 letture)
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