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Ne “il Caffè” di domenica
27.6.2010 c'è un interessante articolo dal titolo ”Di cancro
si può guarire” di Patrizia Guenzi sulle terapie in Ticino
ed articoli collegati sul costo dei farmaci, sullo IOSI, sulle statistiche
di sopravvivenza a 5 anni e su una alternativ. Vorrei
subito fare delle aggiunte importanti che mancano in questi articoli del
caffè.
Il titolo “Di cancro si può
guarire” l'ho già sentito precedentemente “Di cancro si
può guarire, La cura dell'Aloe Arborescens” di Padre Romano
Zago.
Questa cura non è purtroppo mai stata verificata né smentita
ufficialmente. C'è
un altro titolo simile “Di cancro si guarisce” di L. Renard che
documenta l'effetto della psiche e dello spirito sulla guarigione. Anche queste
terapie (di cui fa parte p.es. quella di Hamer e
la ricerca spirituale di sè di Terzani)
non sono ancora state verificate o smentite ufficialmente sebbene viene universalmente
accettato l'effetto placebo.
Ci sono terapie
ancora più
incredibili: Dr. med. Hugh Riordan ed il suo team che, a sentire loro, guariscono
il 60-70% dei malati terminali con l'iniezione di vitamina C ad alte
dosi mai
verificata ufficialmente. Oppure anche Dr. med. Max Gerson che, sempre
secondo loro, con una dieta particolare bio guariscono il 40-50% dei
malati terminali ed il 90% dei malati normali di cancro. Anche questa
terapia non è mai stata
verificata o smentita dalla medicina ufficiale. E ce ne sono molte altre.
Perché non vengono verificate? Il
motivo ce lo abbozza il dr. Beat Bühler
nel Caffè del 27.6.2010. Anche il dr. Jacques Bernier abbozza il
problema nel Corriere del Ticino del 27.2.2006, pag 11, Cantone. Il dr.
Franco Cavalli, in altra sede, va oltre ed arriva ad una possibile soluzione.
Il
perché è subito detto: una
ditta non investe in un progetto che non garantisce il ritorno dell'investimento
e fa di tutto per impedire che venga ufficializzata una ricerca che annullerebbe
i suoi guadagni. Questo è il duro mercato, pura economia, cruda finanza
internazionale.
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Pubblicato da MarcoRudin Lunedì, 05 luglio 2010 @ 05:46:35 BST (61 letture)
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Da sempre la giustizia è rappresentata dalle leggi che tutelano la maggioranza
che le ha votate. È pertanto logico dedurre che la legge sta sempre
dalla parte del più forte e non necessariamente dalla parte della ragione!
Quello che ci deve preoccupare non è quanto appena asserito, bensì il
fatto che le leggi vengano gestite ed interpretate in modo assolutamente soggettivo:
in funzione del luogo, in funzione del momento, in funzione del soggetto, in
funzione del difensore, in funzione del Giudice.
Partiamo dal luogo e dal momento, … in
Svizzera, fino a qualche anno fa, la “bricolla” era vista quasi
di buon occhio mentre che in Italia il contrabbandiere che veniva preso con
la bricolla era punito duramente. Il soggetto è altresì determinante:
se chi commette un reato è una persona di “buona famiglia” oppure
un personaggio importante, viene punito (se viene punito) meno severamente
che non un “povero diavolo”. Il difensore è certamente
la pedina più importante che può fare o non fare la differenza.
Basti pensare a due persone che nemmeno si conoscono e che rubano, ognuna,
fr. 1'000.- dalla stessa cassa di un supermercato nello stesso istante e vengono
entrambi arrestati all'uscita del supermercato. Uno dei due ladri ha uno dei
migliori difensori sulla piazza e l'altro ha un difensore d'ufficio, … palesemente
vi saranno due condanne differenti, … è giusto?
Il Giudice, infine, è colui
che deve elaborare (purtroppo in modo soggettivo) le informazioni che gli vengono
fornite dall'accusa e dalla difesa e, in funzione dell'umore che ha in quel
giorno e della simpatia o meno che possa provare nei confronti dell'accusato,
prende delle decisioni che determinano, a volte, la vita delle persone in causa.
Questa
premessa per aprire un dibattito sulla giustizia, … ora continuerò con
il “giustizialismo” parlando del mio caso specifico. Sono stato
arrestato ed accusato di un crimine infamante quale il traffico e lo spaccio
di cocaina e, in seguito, condannato in prima istanza a 4 anni e sei mesi da
espiare. Inutile dire che non ho commesso i reati ascrittimi e, per dimostrarlo,
ho creato un sito giustizialismo.ch sul
quale ho pubblicato tutti i documenti (in mio possesso) che riguardano il processo
in questione.
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Pubblicato da castigamatti Domenica, 04 luglio 2010 @ 22:48:39 BST (43 letture)
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Ricordiamo di cosa si tratta: l’Associazione Locarnese e Valmaggese per
l'Aiuto Domiciliare (entità senza fini di lucro) dispone, grazie alle
sue attività, di oltre 6 milioni di franchi. L’Associazione Pro
Filia di Locarno dispone di una cifra analoga, frutto della vendita della “Home
Sant'Anna” a Locarno. Le due associazioni hanno una certa fretta di investire
questi capitali, ma lo possono fare solo nell’ambito di operazioni che
rispettino i loro statuti.
Pro Filia, per esempio, intende acquistare degli appartamenti
da affittare (in essenza, una normale operazione immobiliare) e utilizzerebbe
il ricavato degli affitti per svolgere le proprie attività. Per ALVAD
lo scenario non è molto diverso. Per ragioni che ci sfuggono, con tanti
terreni disponibili a Locarno, Minusio, Tenero, Gordola o Losone ma anche a Muralto,
dove si potrebbe rinunciare alla costruzione di residenze secondarie a favore
di un progetto simile, la scelta di ALVAD è caduta precisamente su un
terreno che non era in vendita e che appartiene al nostro Comune: quello a
ca. 50 m a monte del Cinema Rialto, sulla Via San Gottardo.
La proposta iniziale è sempre
ancora sul tavolo, ed è la stessa (assolutamente inaccettabile) che avevamo
commentato nel nostro bollettino di dicembre: il Comune cede i 2500 m2 di terreno
con i suoi 44 posteggi e la casa a due piani e riceve in cambio 32 posteggi e
le aree comuni della nuova edificazione. La maggioranza del Municipio si è espressa
chiaramente contro questa proposta.
E’ comunque importante sapere che anche
se il Municipio ottenesse un numero elevato di appartamenti invece dei posteggi,
questa edificazione non porterà nessunissimo vantaggio al nostro Comune:
• i
10 milioni che – così dicono i promotori (rappresentati dal sindaco,
presidente di ALVAD, e da Diego Oliati, presidente di OP) – si porteranno
a Muralto, in realtà finiranno immediatamente nelle tasche dei costruttori
(che certamente non pagano le loro imposte a Muralto; anzi, un uccellino ci dice
che sarà qualcuno di Lugano).
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Pubblicato da francescomagi Domenica, 04 luglio 2010 @ 22:42:37 BST (34 letture)
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Rilanciare l'informazione sull'inceneritore di Giubiasco - di ponterosso
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Cari amici, stiamo constatando una caduta di attenzione per quanto si sta
facendo con l'inceneritore di Giubiasco, soprattutto riguardo la pericolosità degli elementi inquinanti immessi nell'aria e nel terreno. Sarebbe veramente necessario che si riprendesse l'iniziativa nel far passare alla popolazione il messaggio sull'assoluta necessità di
rendere trasparenti e pubblici i dati delle analisi.
Dove sono e cosa fanno le persone che avevano sostenuto l'iniziativa contro
l'inceneritore ? Perché non si sentono più ?
Ma bisogna anche notare come il discorso sui rifiuti ( riciclare sì / riciclare
no ) abbia preso la piega voluta dalla Lega (riciclare solo quando vi è un interesse
di mercato) e Borradori può anche magnificare in rete l'energia "pulita" che
l'inceneritore produce, senza che vi siano reazioni degne di nota.
Nel nostro BLOG che si occupa anche d'altro (vedi ponterossonews.wordpress.com)
stiamo cercando di far ripartire un dibattito sul tema, ma abbiamo bisogno anche
del vostro sostegno per riuscirci. Possiamo contare sul vostro appoggio per far
ripartire un confronto proprio sulla realtà dell'inquinamento ambientale
di quest'opera ? Grazie!
Ponterosso
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Pubblicato da ponterosso Venerdì, 11 giugno 2010 @ 01:12:52 BST (63 letture)
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Partito comunista: 13.ma AVS, contro il carbone e referendum LADI - di infopino
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Riceviamo e pubblichiamo:
Il partito comunista sostiene l'iniziativa per la tredicesima AVS della
Lega in quanto, nonostante non rappresenti certo la soluzione ai
problemi delle pensioni, rimane pur sempre una conquista sociale atta a
migliorare le condizioni di una certa fascia della popolazione e che ha
visto sempre piú il proprio reddito peggiorare nel corso degli ultimi
anni. Un piccolo sostegno agli anziani in difficoltà che non si vedrà
di certo negare dal Partito Comunista, da sempre vicino ai bisogni
della parte piú umile della società.
Sostegno è dato anche all'iniziativa "per un'AET senza carbone"
lanciata dai Verdi e ciò per due ragioni, una ambientale e l'altra
sociale: in un chilowattora d'energia elettrica prodotta dalle centrali
a carbone si nascondono 950 grammi di CO2. Il progetto per la nuova
centrale prevede che tutto l'agente inquinante venga mischiato con il
vapore della torre di raffreddamento per poi cadere sotto forma di
pioggia sui cittadini di Lünen. Più del 50% dell'energia prodotta
andrà
inoltre persa, visto che l'impianto non sarà dotato di un sistema di
cogenerazione (accoppiamento forza-calore), e così una parte importante
dell'energia liberata finirà col riscaldare i fiumi circostanti,
siccome le loro acque verranno utilizzate per il raffreddamento della
centrale. Dal punto di vista sociale il carbone utilizzato arriva dalla
multinazionale RBS Sempra Commodities, che lo fa estrarre in Colombia e
in Indonesia, senza alcun riguardo per le denunce circa i diritti
sindacali negati in tali paesi e il lavoro minorile.
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Pubblicato da infopino Martedì, 11 maggio 2010 @ 10:51:05 BST (70 letture)
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La Svizzera, i minareti e l'Europa - di Carlo
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Ognuno è libero di pensare ciò che vuole sulla promozione e
l'esito del referendum svoltosi lo scorso mese di novembre in Svizzera sulla
questione dei minareti, ma di fronte ai proclami di un'ipotetica guerra santa
che recentemente il dittatore libico Muammar Gheddafi ha lanciato contro il
governo di Berna, è doveroso che tutta l'Europa faccia quadrato attorno
alla Confederazione elvetica per ribadire come abbiano salde radici -
nel nostro continente - sia la laicità dello Stato che la libertà dei
singoli elettori di esprimersi liberamente anche su certe questioni di carattere
religioso. D'altronde il divieto di costruire minareti non intacca la libertà di
culto degli islamici che risiedono in Svizzera. Esaminare quanto sta accadendo
tra Libia e Svizzera o, meglio, tra il clan del dittatore Gheddafi e la Confederazione
elvetica, è importante anche per comprendere quali scenari si possono
eventualmente verificare in futuro in quei Paesi occidentali che possano ritenere
opportuno rivedere le leggi che regolano i rapporti tra Stato e confessioni
religiose. Di questi argomenti parliamo con l'opinionista Giovanni Formicola,
da anni impegnato in Campania a tenere conferenze e incontri culturali sui
rapporti tra Islam e Cristianesimo.
Avv. Formicola, in linea di principio si può contestare alla Svizzera
l'aver indetto un referendum sull'edificazione o meno di minareti?
Tutti gli ordinamenti che prevedono istituti di democrazia diretta o di consultazione
popolare, qual è il referendum, escludono altresì per alcune
materie la possibilità di farvi ricorso. Quindi, se il referendum è indetto
su materia consentita, esso non è contestabile. Però, al di là della
legalità positiva – cioè la conformità al diritto
scritto e vigente –, il mero riferimento alla quale non soddisfa certo
la sua domanda, è pure evidente che, in via di principio, secondo la
buona filosofia politica ed anche la dottrina sociale della Chiesa, affidare
al mutevole gioco delle maggioranze popolari (ma anche parlamentari) questioni
che rimandano ai principi primi e alle stesse condizioni del vivere sociale
non è consigliabile, se non da evitare. Insomma, non si decide certo
a maggioranza il bene o il male, il vero o il falso, il giusto o l'ingiusto,
il diritto alla vita o la sua negazione.
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Pubblicato da Carlo Giovedì, 18 marzo 2010 @ 00:35:17 GMT (174 letture)
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Dietro le quinte del potere - di Fantasy
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Ogni anno vicino a Vevey si svolge una riunione segreta tra l'élite economica
e politica svizzera. Nessuno ne parla mai. Vediamo di che si tratta.
Da: loradelleresia.blogspot.com/
Tutto quello
a cui è legato l’immaginario pubblico della politica
- le campagne elettorali, i convegni, le sedute parlamentari, i dibattiti in
tivù - sembra indirizzato a legittimare i partiti politici e i loro
alfieri come unici rappresentanti di quel potere che, grazie a delle elezioni
dette democratiche, si autodefinisce legittimo. Un potere alla luce del sole,
di cui sappiamo tutto – vita, morte e miracoli; amanti comprese – ma
del quale è lecito chiedersi se davvero comanda e prende autonomamente
le decisioni che contano. Non è forse al buio, tra attori non eletti
democraticamente – lobby, finanzieri, massoni - che vengono prese le
decisioni strategiche per le nostre società?
I cittadini sembrano coscienti della loro mancanza di controllo sull’autorità pubblica.
La disaffezione alle urne ne è l’esempio più lampante.
Luciano Canfora in un libro in cui indaga sui travestimenti del potere scrive: “la
crescente convinzione, tra i cittadini, dell’irrilevanza dell’esito
elettorale potrebbe […] discendere dalla convinzione che il personale
eletto, quale che sia, non introdurrebbe cambiamenti; potrebbe cioè avere
come presupposto – più o meno consapevole – che il potere
sia altrove, al riparo dalle increspature quotidiane e rumorose della “politica”[1].
La politica appunto fa rumore, le decisioni importanti, spesse volte, vengono
prese nell’ombra in qualche palazzo ottocentesco, nei salotti buoni degli
incontri informali. La politica è il teatro, ma è dietro le quinte
che si decide ciò che deve andare (o meno) in scena. Potere visibile
e potere invisibile.
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Pubblicato da Fantasy Sabato, 13 marzo 2010 @ 12:30:03 GMT (164 letture)
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Prostituzione: lettera aperta all'On. Luigi Pedrazzini - di infopino
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Riceviamo e pubblichiamo:
Le scrivo pubblicamente per far conoscere all’opinione pubblica la generalizzazione
propagandistica di una sua affermazione, che mi coinvolge e che considero inveritiera,
diffamatoria e calunniosa, dichiarazione andata in onda nella trasmissione
Contesto della RSI di giovedì 4
marzo 2010.
Lei ha testualmente affermato: “Io non posso credere nella
buona fede di chi oggi ci dice cercate (e penso ai gestori) che dicono noi vorremmo
poter, perché in realtà hanno un certo interesse a lavorare piuttosto
con personale clandestino”.
È dal 2005 che proponiamo, attraverso
la Casi, (Associazione che Lei ben conosce e che ha affiancato i Suoi diretti
collaboratori in un gruppo di lavoro istituito dal Consiglio di Stato), di regolamentare
la categoria Contact Club. Il Bar Oceano di Lugano ne è un esempio e risponde
ai requisiti per l’esercizio di questa attività, che non ha niente
a che vedere (come Lei ben sa) con lo “sfruttamento delle persone, la
droga o altro”. Anzi proprio il concetto stesso di Contact Club (che dal
2005 la Casi propugna) esclude quella coltura criminogena che Lei ha evocato
nella trasmissione televisiva e che è invece sotto gli occhi di tutti
nella vicina Penisola, frutto avvelenato per la società civile di
cieche e ipocrite politiche bigotte.
Il suo obiettivo On.Le Pedrazzini è di “far
chiudere”. Chiudere chi e dove? Perché se è sì vero
che ci sono esercizi pubblici privi degli idonei requisiti per operare come Contact
Club, ce ne sono altri –come il Bar Oceano di Lugano- che non solo i requisiti
li hanno, ma possono diventare il modello sul quale cominciare a riflettere.
Lo si nota dai comunicati stampa della polizia cantonale, che ricordo fare parte
del Suo Dipartimento, quando parla di interventi anti-prostituzione. Non si parla
di prostituzione illegale. No. Si parla senza veli di intervento anti-prostituzione,
cioè contro la prostituzione. Perché dunque questa aperta crociata?
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Pubblicato da infopino Giovedì, 11 marzo 2010 @ 08:00:32 GMT (251 letture)
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Gatti randagi: sterilizzare invece di affamare - di infopino
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Riceviamo e pubblichiamo:
Il GAR Gruppo Aiuto Randagi (ATRA/CDA/TicinoFelino)
protesta con forza contro la risoluzione comunale che vieta di cibare i gatti
randagi nel comune di Sorengo. Questa decisione, oltre che non rispettare
la legge sulla protezione degli animali che prescrive di non arrecare sofferenze
agli animali, è contraria
ad ogni principio etico e civile, lasciando i gatti abbandonati senza il
necessario sostentamento e mettendo così a rischio la loro sopravvivenza.
Già durante
il mese di novembre il GAR che opera a sostegno anche dei Municipi, era stato
contattato dal Municipio di Sorengo che chiedeva aiuto nella gestione del
problema. Abbiamo trasmesso un dossier con soluzioni concrete e dato la completa
disponibilità ad operare direttamente,
contribuendo anche a sostenerne i costi, per promuovere una campagna di sterilizzazione
e adozione dei gatti randagi. Purtroppo però alla nostra proposta
non è seguita alcuna risposta da parte del Municipio.
La sterilizzazione è l'unica
concreta soluzione al problema del randagismo felino, provvedimenti per altro
già effettuati con successo in alcuni altri comuni del Cantone. Risolvere
il problema del randagismo felino si può, ma il Municipio non può far
pagare il prezzo agli animali che rischiano così la vita. Ricordiamo
che i gatti randagi sono gatti abbandonati che, se non sterilizzati, possono
diventare sicuramente un problema che ha, per altro, anche le dovute soluzioni.
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Pubblicato da infopino Mercoledì, 03 marzo 2010 @ 16:18:19 GMT (125 letture)
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La lingua italiana in Svizzera: tutelata, ma poco diffusa e considerata - di Carlo
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Pur essendo una delle lingue ufficiali della Confederazione elvetica,
l'italiano fatica a godere di un'uguaglianza completa, e gli italofoni, in
non pochi casi, devono esprimersi in tedesco o in francese. Affrontare la questione
linguistica in Svizzera è affare complesso perché sono tanti
gli aspetti da valutare e certi dati, come quelli relativi agli svizzeri che
usano l'italiano come prima lingua, vanno letti con attenzione, per evitare
di offrire un quadro che non rispecchi la realtà. Dello stato di salute
della lingua di Dante Alighieri in Svizzera parliamo, con l'intervista che
segue, con Bruno Moretti, professore ordinario di linguistica italiana all'Università di
Berna e condirettore dell'Istituto di Lingua e Letteratura italiana.
Prof. Moretti, lo status di lingua ufficiale della Confederazione elvetica
garantisce effettivamente alla lingua italiana – secondo lei – pari
dignità rispetto a quella tedesca e a quella francese?
Da un punto di vista giuridico non ho dubbi che la lingua italiana in Svizzera
sia – potenzialmente - ben tutelata. I problemi nascono in primo luogo
dall'applicazione, che di solito si scontra oggettivamente con l'ostacolo dei
costi. Basti pensare, per fare solo un esempio banale, a quanti siti internet
di istituzioni o eventi finanziati dalla Confederazione - come i Politecnici
federali, ma anche musei, mostre, ecc. - non hanno pagine in italiano. Oppure
si potrebbe pensare anche alla mancanza della traduzione simultanea nelle Camere
federali, che costringe i politici italofoni a esprimersi in tedesco o francese.
In questi casi di problemi legati ai costi, non è realistico richiedere
un'uguaglianza completa e quindi si tratta di valutare quali sono gli investimenti
più importanti per garantire la parità di trattamento e di opportunità dei
cittadini e per garantire alla lingua italiana il valore anche simbolico che
essa deve avere. Un altro aspetto che crea differenze tra la teoria - lo statuto
ufficiale della lingua - e la pratica, è quello direttamente legato
al maggiore peso economico e demografico delle altre due lingue nazionali principali,
per cui è ovvio che ci siano in Svizzera lingue che è più importante
sapere e altre meno. Questi aspetti non potranno mai essere controbilanciati
in modo completo e serio dalle leggi, perché richiederebbero un investimento
troppo grande di risorse con un guadagno che tutto sommato resterebbe moderato.
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Pubblicato da Carlo Sabato, 06 febbraio 2010 @ 01:11:40 GMT (230 letture)
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